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Mes: chi è costui? Perchè sta creando una bufera sulla politica italiana?

Mes: chi è costui? Perchè sta creando una bufera sulla politica italiana?

Mes, questo sconosciuto!!!!Esattamente come è successo anni fa con il termine spread, termine conosciuto solo dagli addetti ai lavori ed oggi sulla bocca di tutti, in questi giorni un altro termine è letteralmente balzato agli onori della cronaca. Sto parlando dell’ESM, European Stability Mechanism, ribattezzato in italiano Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità o anche detto Fondo Salva-Stati. 

COS’E’ L’ESM?

L’ESM è il meccanismo di stabilizzazione finanziaria entrato in vigore nel 2012 per rispondere agli choc innescati dalla crisi del debito sovrano nell’Eurozona. La sua funzione è quella di prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria dell’Unione Europea.

ll capitale su cui può contare il MES è di 700 miliardi di euro di cui gli stati membri iniziano a versare pro quota 80 miliardi di euro (la Germania con quasi il 27% del capitale è il primo finanziatore; l’Italia partecipa con il 18%).  Ad oggi il MES ha concesso prestiti a Cipro (€6,3 miliardi), Grecia (€61,9 miliardi) e Spagna (€41,3 miliardi).

In questi giorni questo meccanismo è salito agli onori della cronaca perché sta proseguendo il dibattito sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), una questione che divide la maggioranza parlamentare e minaccia la stabilità del governo. Il capo del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio continua a chiedere di rinviare la decisione finale sulla riforma, che nelle prossime settimane dovrebbe essere definitivamente approvata dai capi di stato e di governo dell’eurozona, mentre il PD sostiene che la riforma sia utile per il nostro paese e rimandarne l’approvazione sarebbe un danno per il paese.

Una delle questioni più dibattute nei giorni scorsi è stata senza dubbio quella legata alla ristrutturazione obbligatoria del debito per accedere al fondo, condizione che ha fatto infuriare in particolare, ma non solo, le opposizioni. Non sempre però la politica si esprime con grande chiarezza su quali sarebbero i vantaggi e, soprattutto, i problemi della riforma del MES.

Cosa vuol dire “ristrutturare il debito”?

Ristrutturare il debito”, in questo caso, significa modificare le condizioni a cui uno stato ha emesso il proprio debito pubblico. Può significare allungare la scadenza dei titoli di stato oppure ridurre il valore di facciata (per esempio, uno stato ha ricevuto in prestito 100 euro da restituire in 10 anni, ma si accorda con i creditori per restituire 80 euro in 15 anni). Ristrutturare il debito, quindi, è una sorta di bancarotta “soft”, raggiunta d’accordo con i propri creditori.

 

Cosa è successo in Grecia a seguito della ristrutturazione del debito

Una ristrutturazione del debito venne fatta dalla Grecia tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, quando i creditori privati del paese accettarono (sotto forti pressioni politiche) i famosi “haircut”, cioè il taglio del valore dei loro prestiti al paese. La ristrutturazione venne fatta con l’accordo dei creditori (nel senso che i creditori votarono per accettare il taglio sui titoli di stato che era stato proposto) e quindi la Grecia non venne considerata in bancarotta, ma soltanto in “selective default”: una “bancarotta su piccola scala” (una sorta di escamotage che servì a evitare una serie di conseguenze a cascata negative per tutti che sarebbero scattate in caso di default).     Sulla carta, l’idea di convincere i creditori a rinunciare a parte del loro credito non sembra avere nulla che non vada, ma in realtà le cose non sono così semplici. La ristrutturazione del debito greco, per esempio, fu un momento traumatico per il settore finanziario internazionale, poiché i grandi investitori fino a quel momento ritenevano che i titoli di stato fossero l’investimento sicuro per eccellenza e prestavano soldi ai paesi dell’eurozona a tassi di interesse molto vantaggiosi proprio perché ritenevano quegli investimenti a prova di bomba. La loro reazione al taglio fu chiedere rendimenti sempre più alti per prestare soldi a quei paesi che ritenevano a rischio, e questo portò al rialzo degli spread sul debito italiano e degli altri paesi più deboli che avvenne nel 2011 e nel 2012 (che si fermò soltanto con il famoso intervento del governatore della BCE Mario Draghi).

Cosa si prevede per l’Italia?

La ristrutturazione non è necessariamente una buona cosa per i paesi molto indebitati come l’Italia. Più è facile imporre ai creditori una ristrutturazione, più questi ultimi chiederanno interessi alti in cambio dei loro prestiti. Ed è qui che si concentrano alcune delle principali critiche alla riforma del MES. Secondo alcuni esponenti politici sopratutto della Lega, la riforma del MES introdurrebbe una clausola che rende automatica la ristrutturazione del debito: per ricevere l’aiuto del MES, sostengono, il paese in questione dovrebbe immediatamente imporre un mini-default ai suoi creditori. Anche senza essere mai invocata, dicono, la sola esistenza di questa clausola porterebbe con ogni probabilità ad un aumento dello spread per i paesi più fragili dell’eurozona, a causa dei timori da parte dei creditori di vedersi tagliati i crediti verso il paese in questione.

Cosa prevedere realmente il MES in tema di ristrutturazione del debito?

In realtà il Mes può decidere di accordare assistenza finanziaria ad un Paese in difficoltà chiedendo che una parte del debito venga ristrutturata, ma non è un automatismo. Nel corso delle trattative, questo “automatismo”, voluto da Germania e da altri Paesi del Nord Europa come strumento di disciplina fiscale per Italia, Spagna e Portogallo, è stato bocciato e quindi non è presente nella riforma.

Questo non significa che la possibilità di ristrutturare il debito pubblico dei paesi che si rivolgono al MES sia stata esclusa, anzi. La riforma ribadisce in più punti che il MES aiuterà soltanto gli stati il cui debito viene considerato sostenibile (e che hanno bisogno di aiuto per via delle turbolenze di mercato o per altri fattori contingenti) e sottolinea l’importanza del coinvolgimento del settore privato nel salvataggio degli stati membri. Ma elimina l’automatismo: il MES insieme alla Commissione Europea svolgerà una ricognizione sulla situazione del debito del paese e quindi giudicherà se questo è sostenibile o meno. La decisione sarà quindi discrezionale e, soprattutto, politica.

Private Equity: un investimento vantaggioso per investitori pazienti

Private Equity: un investimento vantaggioso per investitori pazienti

Il Private Equity è un investimento vantaggioso nel tempo

 

Se sei alla ricerca di un investimento alternativo che ti possa far ottenere rendimenti elevati, senza vedere continuamente il tuo patrimonio andare su e giù, allora il Private Equity potrebbe essere la soluzione giusta.

C’è solo una condizione che devi rispettare: devi avere pazienza.

Essere paziente sia nei tempi d’investimento, che nella tempistica del disinvestimento.

Apple è nata in un piccolo garage che conteneva una grande idea, ma ha dovuto attraversare periodi durissimi prima di diventare il primo brand al mondo. I casi di successo in America non mancano. Questo dipende dal fatto che da decenni le imprese ricorrono a questa modalità di finanziamento: vendita di quote d’azienda ad investitori privati nelle varie fasi del loro sviluppo prima della quotazione in borsa. Molte imprese di successo, in Usa come in Italia, sono passate attraverso lo strumento del  Private Equity.

 

Saresti felice di avere l’occasione di entrare nel capitale di un’azienda che vuole creare un nuovo mercato?

Chi ha investito in azioni Apple o Amazon, dopo la loro quotazione ha avuto enormi guadagni, ma i rendimenti maggiori sono stati per chi ha avuto la possibilità di inserirle in portafoglio quando ancora non erano quotate. Entrare nel capitale di una società innovativa e con buone prospettive di crescita prima della quotazione rappresenta un investimento vantaggioso. Nel nostro Paese le idee innovative non mancano, come non mancano gli investitori, la soluzione che ci permette di creare valore per entrambi è il Private Equity.

 

Cosa è il Private Equity?

I fondi di Private Equity sono fondi chiusi a durata prefissata che investono i capitali conferiti in aziende di piccole medie dimensioni, che hanno grandi potenzialità di crescita e sviluppo.

Un fondo di Private Equity seleziona società non quotate in cui investire attraverso l’acquisto di quote, ai fini di consentire a queste aziende il lancio, lo sviluppo o il recupero del business aziendale.

L’obiettivo è quello di rivendere la partecipazione stessa, dopo un periodo medio/lungo, a un prezzo notevolmente superiore a quello di acquisto.

Il fondo di Private Equity entra in qualità di socio finanziatore per permettere la crescita di queste aziende, con l’obiettivo dichiarato di andare poi a rivendere sul mercato le quote di partecipazione ad un valore molto più alto di quello pagato.

 

L’investimento in un fondo di Private Equity è un’opportunità straordinaria.

Questo perchè:

  • consente di decorrelare una parte del tuo patrimonio, rispetto agli andamenti altalenanti del mercato;
  • permette di essere immune alla volatilità tipica dei mercati finanziari tradizionali;
  • riduce la volatilità complessiva del tuo patrimonio;
  • offre rendimenti superiori ai ritorni degli investimenti tradizionali;
  • accede ad investimenti in aziende dove tu non avresti normalmente modo di entrare;
  • ti dà l’opportunità di partecipare a nuove idee, di essere sostanzialmente tra i primi;
  • rende possibile l’investimento in business reali non influenzati dalla finanza.

Allo stesso tempo però vanno tenuti presenti alcuni aspetti che rendono questa tipologia d’investimento non adatta a tutti. L’investimento in fondi di Private Equity è:

  • illiquido, non è possibile liquidare l’investimento in ogni momento;
  • soggetto a tempi lunghi, orizzonti temporali superiori ai cinque anni, questo per consentire alle aziende finanziate di crescere e svilupparsi;
  • rischioso, si diventa soci delle aziende finanziate.

Questi alcuni suggerimenti utili per valorizzare i  propri investimenti, alla luce delle opportunità attualmente presenti sul mercato.

Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria studiato per le tue specifiche esigenze, ecco i miei contatti.

Daniela Garoia – Consulente finanziario

 

Brexit: a che punto siamo e quali conseguenze per gli investimenti?

Brexit: a che punto siamo e quali conseguenze per gli investimenti?

Brexit

Il significato della parola Brexit fa riferimento all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e deriva dalla crasi di due parole inglesi: Britain, “Gran Bretagna”, ed exit, “uscita.

Da dove ha origine la Brexit?

Il rapporto tra il Regno Unito e l’Europa non è mai stato semplice. Se da un lato il grande statista Churchill nel 1946 diceva, a Zurigo, di volere la creazione degli Stati uniti d’Europa, dall’altro la Gran Bretagna declinò l’invito a far parte della CECA (Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio) nel 1951.

Questo rifiuto mostrava come gli inglesi, già allora, volessero essere partner dell’Europa, ma senza esservi coinvolti direttamente.

L’adesione della Gran Bretagna alla CEE avvenne solo nel 1973.

Negli anni ’80 la Tatcher espresse il no nei confronti dell’adesione al progetto di Unione Monetaria, allora abbozzato attraverso la creazione di una moneta unica virtuale, l’ECU. La Gran Bretagna, nel rispetto del pensiero di Churchill, voleva stare con l’Europa, ma non in Europa. E ci riuscì.

Nel 2013 David Cameron promise che se avesse vinto le elezioni del 2015 avrebbe richiesto un regime più favorevole per Londra all’interno dell’Unione Europea. Nel maggio del 2015, ad elezioni vinte, ribadì l’impegno e ottenne più di ciò che si aspettava. A questo punto non poteva tradire l’impegno ad indire il referendum che aveva promesso.

Il 23 giugno del 2016 il 51,89% dei votanti dichiarò la propria preferenza verso l’abbandono dell’Unione Europea. E fu subito caos Brexit.

 

Oggi a che punto siamo nella Brexit?

In questi giorni l’Unione Europea sta mettendo alle strette il governo britannico, in vista dell’appuntamento del 31 ottobre, termine ultimo fissato per la Brexit.

Il ministro britannico Johnson ha 12 giorni di tempo, cioè fino a fine settembre per presentare una proposta scritta di accordo (deal) sull’uscita del Regno Unito dalla Unione Europea.  Altrimenti sarà Brexit no deal, uscita senza accordo.

Johnson, di contro, non accetta alcun ultimatum da parte dell’Unione Europea e ribadisce in occasione del vertice Ue del 17 ottobre si proverà a trovare un’ accordo consensuale con Bruxelles.

Sembra, però, sia in corso uno scambio di documenti tra la Commissione dell’Unione Europea e Londra.

È ancora possibile raggiungere un accordo prima del ritiro del Regno Unito dall’UE?

Il nuovo primo ministro, Boris Johnson ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di lasciare l’UE il 31 ottobre, sia con un accordo sia senza alcun accordo, e dato che l’Unione Europea ha ripetutamente rifiutato di tornare al tavolo delle trattative, non è ancora chiaro se a questo punto sia possibile un risultato diverso da un No Deal, uscita senza accordo.

Nel frattempo l’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza la possibilità di un’eventuale proroga della Brexit oltre il 31 ottobre: Questa opzione dovrebbe essere richiesta dal Regno Unito a condizione che sia “giustificata e con uno scopo specifico”, ad esempio per evitare un’uscita senza accordo, per svolgere elezioni generali o un referendum.

Una Brexit ordinata sarebbe nell’interesse sia dell’Europa che della Gran Bretagna, ecco il motivo di questa apertura.

 

Dove investire a seguito della Brexit?

Dopo tre anni dal voto che ha stabilito la Brexit siamo ancora ad un nulla di fatto. La telenovela Brexit con ultimatum politici, proiezioni sugli scenari possibili, governi britannici che cadono, nessun accordo raggiunto con Europa, continua a tenere con il fiato sospeso operatori economici, i cittadini britannici,  imprese ed investitori.

L’instabilità e l’incertezza non sono mai gradite ai mercati. Le imprese e gli operatori economici, infatti, investono risorse sul loro sviluppo e sulla loro crescita in una situazione di stabilità economica e normativa.  Sarebbe opportuno vi fosse un epilogo definitivo della vicenda il prima possibile.

In ogni scenario vi possono essere opportunità differenti da cogliere per ottenere rendimento sui propri investimenti.

Ecco alcuni esempi:

Sterlina

Dal referendum la Sterlina ha perso circa il 10% nei confronti delle principali valute. E’ difficile dire se abbiamo toccato il fondo oppure no, ma una strategia potrebbe essere quella di accumulare Sterline poco alla volta, comprando sulla debolezza.

Azioni

Un’uscita con un accordo potrebbe favorire il settore finanziario, grazie allo scampato pericolo. Al contrario, un hard Brexit, ossia una uscita senza accordo, potrebbe favorire l’export, rivitalizzato da un indebolimento della Sterlina.

Obbligazioni

Un’uscita dall’Unione Europea provocherebbe un rialzo dei tassi per contenere le spinte inflazionistiche derivanti dalla svalutazione della moneta. In questo caso sarebbero da preferire bond indicizzati all’inflazione, titoli con scadenze corte o indicizzati.

Questi alcuni suggerimenti utili per valorizzare i  propri investimenti, alla luce dei cambiamenti in atto nell’economia mondiale.

Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria studiato per le tue specifiche esigenze, ecco i miei contatti.

Daniela Garoia – Consulente finanziario

Il taglio dei tassi in America è alle porte: dove possiamo investire?

Il taglio dei tassi in America è alle porte: dove possiamo investire?

Il taglio dei tassi: le implicazioni economiche e di investimento

La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina crea incertezza sul commercio e pesa sulla crescita globale, assieme alla Brexit e al limite del debito federale americano che, ancora, non è stato fissato.

Powell, presidente della Federal Reserve, ha evidenziato i rischi e le incertezze che pesano sulle previsioni di crescita per gli Stati Uniti. Le conseguenze della trade war tra USA e Cina, infatti, hanno già penalizzato gli investimenti delle aziende, che risultano notevolmente rallentati.

Tale incertezza sul commercio ha avuto una tale ripercussione sulle maggiori economie mondiali da aver già causato un rallentamento della crescita. Questo potrebbe influire anche sull’economia americana aprendo le porte all’atteso taglio dei tassi.

L’atteggiamento della banca centrale americana

Davanti alla possibilità di un intervento espansivo, la banca centrale americana ha mostrato atteggiamenti contrastanti negli ultimi mesi:

A dicembre la Fed parlava di due rialzi dei tassi possibili nel 2019.

A gennaio si era passati a zero rialzi e tassi fermi per tutto l’anno.

Ora, Powell si prepara a tagliare i tassi e ad attuare “politiche appropriate” per sostenere l’economia della prima potenza mondiale.

Dalla riunione della Fed di maggio, al termine di un mese terribile per le borse con l’aumento dei dazi alla Cina e lo stop ai negoziati, è emerso come all’interno della Fed si sia “rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante”. Segnale chiaro sul fatto che la banca centrale statunitense possa procedere ad un taglio dei tassi di interesse nella riunione di fine luglio.

Una possibilità che la maggior parte degli analisti a Wall Street quota al 100% e che da tempo è voluta dalla Casa Bianca.

 

Ma quali sono le ripercussioni in Europa?

L’attuale scenario dei mercati, quindi, fa presagire fino a tre tagli dei tassi da parte della Fed per il 2019, il dubbio è solo relativo all’entità del taglio: 0,25% a luglio o 0,50%?

L’analisi in Europa risulta molto complessa, perchè si è verificata una situazione senza precedenti. I tassi europei, infatti, sono ai minimi storici e appare ormai evidente che la BCE abbasserà il tasso sui depositi nei prossimi mesi.
Il taglio dovrà essere accompagnato da misure volte a limitare l’impatto dei tassi negativi sul settore bancario.

Alla luce di ciò, sembra probabile che i tassi dei paesi dell’Eurozona diminuiranno ulteriormente anche se, come negli Stati Uniti, i livelli attuali scontano già gran parte delle future decisioni in campo monetario.

 

Come modificare il proprio portafoglio di investimenti?

Dato l’attuale scenario economico e le ripercussioni sull’Europa, dove possiamo investire?

Obbligazioni e titoli di stato dell’Europa periferica e dei paesi emergenti, e puntando in ambito azionario sui cosiddetti megatrend!

 

Dove investire?

In un portafoglio i titoli di Stato dei paesi “core” hanno ancora del potenziale.

In un’ottica di diversificazione, si suggerisce di investire sull’Europa periferica(l’Italia in particolare) che mantiene un potenziale di riduzione dello spread (rispetto ai tassi “core”) ed alle obbligazioni dei paesi emergenti (il cui carry rimane positivo) che dovrebbero beneficiare dei tagli dei tassi della Fed e della BCE, nonché di un probabile deprezzamento del dollaro.

A soffrire maggiormente, secondo molti analisti, sarà la valuta Usa. A causa della politica accomodante della Fed, infatti, ci si aspetta che il dollaro tenda a deprezzarsi, con la possibilità di arrivare a 1,20 per il cambio eurodollaro entro fine anno.

Per gli stessi motivi, al contrario, si dimostra positivo l’andamento dell’oro, dei Treasuries e delle obbligazioni dei Paesi Emergenti, che iniziano a scontare il primo taglio dei tassi del 2019.

 

Su quali settori?

Puntare sui megatrend, quelle macro-tendenze che hanno un forte impatto su come evolvono società, economia, cultura e business, in quanto motori del cambiamento e dell’innovazione.

In particolare, fra questi emergono titoli legati a:

Intelligenza Artificiale e implementazione del software;

– virtualizzazione dei dati sul cloud e la cybersecurity;

multinazionali del consumo, come Amazon, che racchiude in sé anche il macrotrend del commercio online;

Accanto a questi, viene confermata l’allocazione in portafoglio dei titoli meno esposti al ciclo come quelli del settore sanitario e farmaceutico.

 

E in Italia…

Dopo una eventuale mossa della Fed non è sbagliato ipotizzare un’analoga decisione da parte della BCE.

Ma quali potrebbero essere i risultati sul territorio italiano?

L’Italia, con il settore lusso (ad esempio Salvatore Ferragamo e Moncler) potrebbe vedere uno slancio.

Lo stesso si può dire anche per il settore energetico, come Saipem o Eni, molto esposti sul settore internazionale.

 

Questi alcuni suggerimenti per rendere sicuri i propri investimenti, alla luce dei cambiamenti in atto nell’economia mondiale.

 

 

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Daniela Garoia – Consulente finanziario

 

 

Il recente rafforzamento del dollaro: a cosa è dovuto?

Il recente rafforzamento del dollaro: a cosa è dovuto?

Perché il dollaro si rafforza nel 2018?

Il 2017 è stato, senza dubbio, un anno di grande svalutazione del dollaro. La valuta americana ha perso circa il 16%. E da quel momento, le opinioni degli analisti sul dollaro sono state molto discordati. E possiamo dire che, ad oggi, lo sono ancora.
Dopo questo trend di svalutazione, peraltro non giustificata dalle dinamiche economiche in atto, il dollaro è tornato in auge sui mercati. Si tratta certamente di una tendenza improvvisa, nata all’incirca a metà aprile. Ovvero da quando i rendimenti dei titoli obbligazionari statunitensi a 10 anni hanno infranto, al rialzo, la barriera del 3% (cosa che non accadeva dal 2014). Cosicché, nelle ultime tre settimane, il dollaro ha guadagnato il 3,6% sulle principali valute mondiali. Non fa eccezione l’euro che da allora ha perso quasi cinque punti percentuali sulla divisa americana, scivolando da quota 1,24 a 1,175  (ieri nelle contrattazioni intraday è sceso per la prima volta nel 2018 sotto questa soglia).
La rinascita del dollaro

Ma perché il dollaro si è improvvisamente rafforzato?

Alcuni ritengono che tale rivalutazione sia un movimento temporaneo e che il dollaro riprenderà a svalutarsi.

Personalmente ho sempre concordato con quelli che ritenevano che il trend di svalutazione del dollaro fosse un trend di breve periodo in controtendenza rispetto ad un più forte trend di lungo periodo di rafforzamento della valuta americana.  Il trend di rafforzamento, infatti, era ed è associato a fattori economici  e dinamiche macroeconomiche incontrovertibili.

Era quindi solo una questione di tempo perché la forza del dollaro tornasse a farsi sentire.

I 2 principali fattori favorevoli al rafforzamento del dollaro

1 – Il rialzo dei Tassi Americani

Il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato americani sta spingendo molti investitori e gestori ad abbandonare le posizioni su obbligazioni più rischiose (a basso rating o di paesi emergenti come l’Argentina e il Venezuela) accumulate negli ultimi anni. La tendenza è infatti quella di andare a caccia di extra-rendimenti. Perché, se gli extra-rendimenti sono ora pagati da un Paese solido come gli USA, allora meglio puntare direttamente sui titoli di stato americani. Con la conseguente riduzione dei rischi.

Anche obbligazioni in euro, che hanno rendimenti negativi, vengono vendute a favore di titoli di stato americani. Da qui ne consegue, quindi, una vendita di euro e un forte acquisto di dollari.

I tassi in America sono cresciuti e cresceranno ancora. Il differenziale di tassi tra Usa e il resto del mondo porta con se’ un rafforzamento del dollaro.  Se depositando il nostro denaro sui titoli di stato americani riceviamo interessi più elevati rispetto al resto del mondo, è naturale che i flussi monetari seguano questo trend. E si spostino da nazioni che offrono rendimenti bassi o negativi agli Usa che, invece, hanno tassi di interesse in crescita. Questo meccanismo si traduce in vendita di altre valute e conseguente acquisto di dollari.

2 – La Riforma Fiscale voluta da Trump

La riforma fiscale voluta da Trump prevede la riduzione delle imposte sugli utili d’impresa dal 35% al 21%. Il testo approvato prescrive anche imposte una tantum sul rimpatrio di profitti accumulati all’estero da società Usa. Si stima che, in tutto, si parli di circa tremila miliardi.
Quali saranno le principali conseguenze?
Possiamo individuarne principalmente 2:
  1. rientro da capitali americani dall’estero;
  2. trasferimento di imprese (e tecnologie) dall’estero negli Stati Uniti a fronte di un più favorevole trattamento tributario sulle aziende.

In sostanza: capitali esteri di imprese americane che tornano negli States diventano dollari.  Ne consegue che anche la riforma fiscale va a favore di un rafforzamento della valuta americana.

3 – Cosa possiamo aspettarci dal dollaro?

Non è possibile, ad oggi, comprendere se questa forte e improvvisa  rivalutazione del dollaro sia temporanea o se sia ripreso un trend di rafforzamento. Le valute hanno oscillazioni molto forti, anche giornaliere,  per loro natura. Sicuramente negli ultimi giorni il mantenimento dei livelli del cambio sotto 1.20, ha dato forza al movimento di rafforzamento. Il dollaro sembra destinato a continuare il rally, con un primo livello obiettivo a 1.15.
Questa opinione è  fondata sul pensiero che i differenziali dei tassi d’interesse continueranno a favorire il biglietto verde. Il rendimento dei titoli di stato USA decennale protetto contro l’inflazione è allo 0,85%. Ed è prossimo al livello massimo degli ultimi cinque anni. Per contro, i rendimenti reali nell’eurozona sono sempre più negativi, in quanto l’inflazione è in aumento nella regione della moneta unica. Inoltre, i dati suggeriscono che gli investitori speculativi hanno portato il mercato ad eccedere  sull’euro rispetto al dollaro. Gli speculatori venderanno improvvisamente le posizioni se il trend si consoliderà e questo avrà un ulteriore effetto di rafforzamento del dollaro.
L'improvvisa rinascita del dollaro americano

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Daniela Garoia – Consulente finanziario

I Bitcoin tra le nuove forme di investimento

I Bitcoin tra le nuove forme di investimento

Sale la febbre del Bitcoin: vediamo perché

Probabilmente avrete già sentito parlare del Bitcoin che si configura, a tutti gli effetti, nel panorama delle nuove forme di investimento.

Ma di cosa si tratta nello specifico?

Proviamo a vederlo insieme in questo articolo.

L'investimento finanziario sul Bitcoin

Il Bitcoin è sostanzialmente una moneta digitale (detta anche criptovaluta). Viene distribuita e generata da una rete decentralizzata “peer to peer”. Di conseguenza, non esiste una banca o un’autorità centrale che ha il compito di stampare questa moneta. Cosa comporta ciò? Comporta che il valore di un Bitcoin non è influenzato da un’entità fisica come la banca. Ma è affidato solo alle leggi della domanda e dell’offerta. Non esiste quindi un ente centrale bensì un database distribuito che traccia le transazioni. E sfrutta la crittografia per gestire i diversi aspetti funzionali come:

  • generazione di nuova moneta;
  • attribuzione di proprietà dei Bitcoin.

Il trend del Bitcoin: dal 2013 ad oggi

Il Bitcoin ha senza dubbio seguito un trend davvero particolare. A partire dalla fine del 2013 e per tutto il 2014, il Bitcoin subì un enorme crollo rispetto ai massimi di allora. Fino a toccare valori minimi nei primi giorni del 2015.

A partire da questo abisso, è poi iniziato l’incredibile (e attuale) trend di risalita.

Rialzo iniziato a gennaio 2016 ed esploso prepotentemente negli ultimi mesi. La quotazione, infatti,  è passata da 1.000 $ del 2013 agli attuali 13.000 $, con un rialzo del 1.300% nel solo 2017.

In questo momento,  il prezzo del Bitcoin viaggia con una flessione del 15% su quota $13.800, dopo aver toccato un massimo di 19.000 $ poche settimane fa, questo a conferma della forte volatilità, insita in questa nuova forma di investimento.

L'investimento finanziario sul Bitcoin(Fonte: il Sole24Ore)

Cosa accade quindi?

Accade che l’attenzione è tornata nuovamente sul Bitcoin. Aprendo, nel panorama delle nuove soluzioni di investimento, nuovi scenari di matrice finanziaria tali da attirare l’interesse degli investitori. Non ultimo, la possibilità, non più remota, dell’avvio di nuovi strumenti derivati (futures) su tale asset.

Le prospettive future

Il ritorno in voga del Bitcoin sta alimentando sempre più quella che viene oggi definita come la “bolla del secolo”. Gli esperti del settore la chiamano bolla perché, anche guardandosi indietro negli ultimi 100 anni, non c’è stato nessun altro asset (ad eccezione della famosa bolla dei tulipani) capace di affermarsi con una tale velocità.

L'investimento finanziario sul Bitcoin(Fonte: il Sole24Ore)

La rapidità di crescita che ha interessato il Bitcoin si può legare a 2 fattori principali:

  1. una limitata quantità circolante;
  2. il crescente e generalizzato interesse collettivo.

Il trend di crescita del Bitcoin è visibile anche studiando i risultati di ricerca in rete di uno dei motori più diffusi a livello mondiale. Di cosa stiamo parlando? Ovviamente di Google. Analizzando infatti i risultati di Google Trends, sembra che la ricerca di dati e informazioni sulla moneta digitale sia al primo posto in tutto il globo.

Tutto ciò non fa altro che alimentare la famosa bolla. Incrementando la voglia di partecipare, in qualunque modo, a questa (sembra) proficua corsa all’oro.

Qual’è il rischio a cui si va in contro?

Dal punto di vista finanziario, sono 2 i fattori che identificano le bolle finanziare:

  1. l’aumento a ritmi di rapida accelerazione e insostenibili delle quotazioni;
  2. un ritorno dell’investimento sproporzionato rispetto al reddito reale generato dal bene.

Come più volte sostenuto, qualsiasi tipo di investimento finanziario va studiato nel dettaglio e strutturato in base alle nostre esigenze specifiche. Il rischio quindi, soprattutto per gli sprovveduti cercatori di facili fortune, è di fare un colossale buco nell’acqua.

Quale sarà il futuro prezzo del Bitcoin?

Purtroppo è impossibile da tracciare, a maggior ragione dal punto di vista speculativo e di chi si interroga sui possibili Target Price. Ma come l’esperienza passata insegna, appare sempre più evidente che un investimento finanziario sul Bitcoin, sia diretto che indiretto, mostri sempre maggiori rischi e non solo opportunità.

Come sostiene Warren Buffet (imprenditore ed economista statunitense):

L’investimento dev’essere razionale. Se non lo capite, non lo fate.

Questa è, senza dubbio, la realtà.

Quindi, chi decide di investire oggi su una moneta digitale, come può essere il Bitcoin, deve innanzitutto comprendere l’oggetto del suo investimento finanziario. Successivamente, deve applicare rigide regole di Money Management con l’obiettivo di contenere i rischi.

 

In precedenza, abbiamo visto come anche le infrastrutture si configurano tra le nuove forme di investimento. Per avere più informazioni a riguardo, cliccate qui.

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Daniela Garoia – Consulente finanziario

Come diversificare i propri risparmi: investire sulle infrastrutture

Come diversificare i propri risparmi: investire sulle infrastrutture

Nuove forme di investimento: le infrastrutture

Nel precedente articolo abbiamo parlato del nuovo panorama che si offre agli investitori sul come diversificare i propri risparmi, introducendo  Nuove Forme di Investimento per Portafogli Orientati al Reddito. E abbiamo visto come questi strumenti alternativi possono offrire un rendimento vantaggioso se inseriti all’interno di una corretta pianificazione finanziaria.

Abbiamo introdotto le infrastrutture tra le svariate possibilità su come diversificare i propri risparmi. E abbiamo accennato che le infrastrutture riscuotono molto interesse perché offrono rendimenti decorrelati dai mercati obbligazionari e azionari.

Oggi vogliamo parlare più in dettaglio proprio delle infrastrutture.

come diversificare i propri risparmi investendo sulle infrastrutture

Scopriamo insieme cosa sono le infrastrutture

Come abbiamo già accennato, le infrastrutture rappresentano una valida alternativa per diversificare i propri risparmi e ottenere un rendimento addizionale.

Ma di cosa si tratta?

Il termine infrastrutture si riferisce a tutti quegli elementi fondamentali che stanno alla base del funzionamento della società moderna: dall’energia ai trasporti, fino alle reti ed ai sistemi di comunicazione.

In particolare, all’interno del panorama delle infrastrutture, si sente sempre più spesso parlare di infrastrutture pure. Tale termine si utilizza per indicare servizi legati a bisogni essenziali, con società che operano in una posizione quasi monopolistica e registrano flussi di cassa sostenibili e con ritorni affidabili.

Eccone un esempio…

Tra questi soggetti possiamo, ad esempio, includere gli aeroporti ma non le compagnia aeree. O ancora un’autostrada a pedaggio ma non una società di costruzione di strade.

come diversificare i propri risparmi investendo sulle infrastrutture

Come diversificare i propri risparmi: 3 motivi per investire sulle infrastrutture

Vediamo insieme 3 motivi a supporto di queste nuove forme di investimento:

Motivo 1 – Opportunità di crescita a livello globale

Non si può negare che questa soluzione di investimento offre opportunità di crescita a livello globale. Il miglioramento delle infrastrutture sarà un tema dominante per qualsiasi Paese nei prossimi 20 anni. Si stima infatti che entro il 2030 sulle infrastrutture sarà investita una cifra di circa 49 trilioni di dollari.

Sono principalmente 2 i fattori che guidano la crescita delle infrastrutture come nuova soluzione di investimento:

  1. Le Privatizzazioni: si verificano quando le Istituzioni Pubbliche cedono le quote di controllo a soggetti privati. Ecco alcuni esempi di infrastrutture che possono essere privatizzate: autostrade a pagamento, porti, reti elettriche, reti di distribuzione, ecc.
  2. Crescita Organica: si verifica quando i proprietari delle infrastrutture ampliano e sviluppano il business esistente. Alcuni esempi: società nell’energia elettrica che accrescono l’attività attraverso oleodotti. Oppure gestori di autostrade che aumentano la rete stradale per rispondere all’aumento di domanda.

Motivo 2 – Potenziale rendimento

Le infrastrutture sono una valida alternativa su come diversificare i propri risparmi soprattutto in relazione al loro potenziale rendimento. Che diventa un rendimento vantaggioso se paragonato ad azioni e obbligazioni.

Qual’è il loro vantaggio?

Le infrastrutture hanno flussi di cassa consistenti e prevedibili. Queste caratteristiche dipendono dalla natura stessa dei servizi offerti, dalla crescita strutturale, dalle ingenti barriere all’ingresso e dall’elevata capacità di definire il prezzo.

Motivo 3 – La diversificazione del portafoglio

Scegliere le infrastrutture può rivelarsi un investimento vantaggioso non solo come strategia su come diversificare i propri risparmi ma anche in termini di protezione contro i ribassi.

Andiamo più nel dettaglio…

Dal 2001, i titoli legati alle infrastrutture hanno sovraperformato le azioni globali in 13 dei 18 trimestri durante i quali il Russell Global Index ha registrato un ritorno trimestrale negativo. In media, l’indice S&P Global Infrastructure ha sovraperformato le azioni globali del 2,8% durante i trimestri negativi. E questo porta a pensare che, se guardiamo al valore dell’investimento, si evince che la capacità di fornire protezione contro i ribassi sia importante quanto il  potenziale di crescita.

Tabella: Sovraperformance dell’indice S&P Global Infrastructure rispetto al Russell Global Index nei trimestri di performance negativa del mercato azionario

come diversificare i propri risparmi
(Fonte: Russell Research, the S&P Global Infrastructure Index and Russell Global Index, al 31/12/2016. Gli indici non sono gestiti e non possono essere investiti direttamente. A puro scopo illustrativo)

Massimizzare i benefici delle infrastrutture nel panorama su come diversificare i propri risparmi

Come già altre volte abbiamo sottolineato, indipendente dalla forma di investimento presa in considerazione, per massimizzare il rendimento e minimizzare il rischio, occorre valutare una soluzione di investimento studiata ad hoc sulla base delle proprie esigenze.

In riferimento alle infrastrutture, nel momento in cui si valuta questa nuova forma di investimento vanno fatte alcune considerazioni al riguardo per massimizzare i benefici ottenuti. E va distinta la tipologia di investimento che si vuole portare avanti:

  1. Investimento puro: si parla di investimento puro quando si ha a che fare con società attive esclusivamente nelle infrastrutture;
  2. Investimento globale: quando si valutano forme di investimento che coinvolgono altri Paesi oltre l’Italia (parliamo soprattutto del Nord America).

In conclusione, investire sulle infrastrutture rappresenta, nel panorama su come diversificare i propri risparmi, una componente essenziale per costruire redditizi Portafogli orientati al Reddito. Considerando la situazione attuale del mercato finanziario caratterizzata da bassi ritorni, l’obiettivo è sempre quello di individuare fonti di rendimento addizionali a supporto degli investitori.

 

Daniela Garoia – Consulente finanziario

Nuove Forme di Investimento per Portafogli Orientati al Reddito

Nuove Forme di Investimento per Portafogli Orientati al Reddito

Nuove forme di investimento inserite in una corretta pianificazione finanziaria ci consentono di ottenere portafogli orientati al reddito anche in un’epoca come questa in cui risulta difficile ottenere rendimento.

Sappiamo,  infatti,  che le politiche di quantitative easing (immissione di liquidità e acquisto di titoli obbligazionari) e il mantenimento di tassi di interesse bassissimi attuate dalle Banche Centrali, per sostenere la crescita economica dopo la crisi del 2008, hanno spinto i rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni su livelli prossimi allo zero e negativi.

I mercati azionari hanno raggiunto livelli elevati e possono dare ancora rendimenti interessanti ma sappiamo che risulta importante mantenere una corretta esposizione azionaria sulla base della propria tolleranza al rischio.

Diventa quindi importante diversificare.

I risparmiatori possono ottenere una elevata diversificazione e un rendimento vantaggioso dai propri risparmi e investimenti, allargando i propri orizzonti e iniziando a conoscere nuove forme di investimento.

Quale soluzione di investimento adottare per ottenere ancora rendimento e proteggere i propri risparmi?

 

nuove forme di investimento

Nuove forme di investimento: in cosa consistono?

Possiamo beneficiare di una vasta ed eterogenea selezione di strumenti alternativi che possono offrire rendimenti appetibili e interessanti. Inoltre, molte di queste forme di investimento sono anche scarsamente correlate con obbligazioni e azioni, perciò proteggono il capitale nel caso in cui obbligazioni ed azioni scendano di prezzo.

Ecco di quali strumenti parliamo:

  • obbligazioni dei mercati emergenti;
  • titoli high yield;
  • strategie absolute return;
  • private equity;
  • prestiti societari;
  • titoli insurance-linked;
  • infrastrutture;
  • prestiti peer to peer.

nuove forme di investimento

I vantaggi delle Nuove Forme di Investimento

Il principale punto a favore di queste nuove forme di investimento è legato alla presenza di vantaggi intrinseci che vanno oltre il “semplice” aspetto del rendimento.

Vediamone alcuni per capire meglio di cosa si tratta.

1 – I Prestiti Societari

prestiti societari offrono rendimenti più alti durante le fasi di rialzo dei tassi di interesse. Il motivo è legato al fatto che non si tratta di strumenti a reddito fisso ma di titoli che staccano cedole a tasso variabile. In cosa si traduce tutto ciò? Nel fatto che l’investitore percepisce maggiore reddito all’aumentare dei rendimenti.

Ad esempio: sempre con l’occhio attento a cosa succede ogni giorno sul mercato finanziario, la Federal Reserve ha già aumentato i tassi d’interesse 2 volte. E questo è sicuramente un aspetto da tenere sempre più in considerazione nella costruzione di un portafoglio income.

2 – I Titoli Insurance-Linked

Ecco il loro vantaggio: offrono agli investitori un premio regolare in caso di assunzione di una parte del rischio di perdite associato a eventi specifici (es.: danni agli immobili causati da catastrofi naturali come gli uragani, ecc.).

Perché rappresenta un vantaggio?

Queste obbligazioni hanno un andamento molto regolare e perdono valore momentaneamente solo nel caso in cui si verifichi l’evento negativo, tale flessione non è collegata in alcun modo all’andamento dei mercati finanziari dal momento che i disastri naturali non sono correlati con le recessioni economiche. Questo consente un’ottima diversificazione e protegge il capitale nei momenti di crisi sul mercato finanziario.

 

3 – Le Infrastrutture

Le infrastrutture sono oggetto di interesse perché offrono rendimenti decorrelati dai mercati obbligazionari e azionari. Pertanto, i loro flussi di cassa tendono a non subire cambiamenti significativi per effetto delle prospettive economiche.

In questo settore, un’area di notevole interesse è rappresentata dalle infrastrutture legate a fonti rinnovabili sulle quali i governi di tutto il mondo stanno cercando di aumentare gli investimenti.

4 – Prestiti Peer-to-Peer

Sono una tipologia di investimento che consente di prestare denaro a piccole imprese o a singoli. Sono gestiti da società specializzate in peer-to-peer lending che gestiscono piattaforme online per mettere in contatto i potenziali prestatori con i contraenti.

Qual’è l’aspetto innovativo? La novità risiede nel fatto che il guadagno degli operatori è legato alla commissione addebitata per il servizio offerto (e non al margine di interesse come avviene invece per le banche).

E dal punto di vista dei prestatori? I rendimenti sono appetibili soprattutto in un contesto caratterizzato da bassi tassi di interesse.

E per quanto riguarda i rischi?

Non possiamo negare che anche queste nuove forme di investimento non comportino dei rischi specifici. Ad esempio, le obbligazioni dei mercati emergenti possono essere molto volatili. Così come le infrastrutture sono fortemente illiquide.

nuove forme di investimento

Cosa fare allora?

La migliore strategia per costruire redditizi Portafogli orientati al Reddito è quella di diversificare l’investimento attraverso l’utilizzo di un ampio ventaglio di strumenti alternativi, concentrandosi sulle migliori opportunità offerte da questi strumenti. Sempre con l’obiettivo di massimizzare il rendimento e minimizzare il rischio.

In questi casi la soluzione ideale è affidarsi alla consulenza di un esperto che vi offra un servizio di consulenza finanziaria che studi ad hoc la vostra situazione per individuare la soluzione di investimento più adatta alle vostre necessità.

Daniela Garoia – Consulente finanziario

Investire sul mattone: è ancora una buona scelta come investimento vantaggioso?

Investire sul mattone: è ancora una buona scelta come investimento vantaggioso?

Investire sul mattone | E’ un investimento vantaggioso?

Noi italiani siamo cresciuti con questa mentalità, inutile negarlo: aspiriamo ad avere, da grandi, una o più case di proprietà e lo consideriamo un investimento vantaggioso per il nostro futuro.

investimento vantaggioso

Ma, come sappiamo bene, i tempi sono oramai cambiati.

In Italia, tradizionalmente, gli investimenti sul mattone hanno sempre rappresentato un porto sicuro e redditizio. Le famiglie italiane hanno almeno una casa di proprietà, a cui molto spesso se ne aggiungono molte altre, acquisti effettuati proprio nella certezza che il mattone fosse la formula più semplice, sicura e vantaggiosa per investire i propri risparmi. Una percezione totalmente distorta della realtà e con ogni probabilità ben lontana dal ripertersi con la stessa intensità.

Pertanto, la domanda che tutti quanti dovremmo porci ad oggi è: è ancora conveniente investire sul mattone?

L’evoluzione del Settore Immobiliare nel mercato finanziario

Come abbiamo accennato, investire sul mattone è il sogno di ogni italiano. Non a caso, il settore immobiliare è stato uno dei settori trainanti dell’economia italiana. Ad oggi, rappresenta circa il 52% della ricchezza totale delle famiglie.

Ma i tempi sono cambiati. E investire oggi sul mercato immobiliare non garantisce più le certezze – e quindi anche i rendimenti – di un tempo. Anzi, il più delle volte, se l’investimento non è fatto in maniera oculata, rischia di trasformarsi in un flop economico generando un ritorno negativo ed anche una perdita.

investimento vantaggioso

Quali sono, secondo voi, i problemi principali legati ad un investimento vantaggioso sul mercato immobiliare?

Proviamo a vedere insieme cosa incide su una casa:

  • Necessita di spese di manutenzione, che hanno un costo;
  • Perde valore nel tempo;
  • “Passa di moda” (sembra brutto da dire ma è proprio così).

Cosa significa tutto questo?

In altre parole significa che il mercato immobiliare deve fare i conti con il progresso tecnico che, come ben sappiamo dalle esperienze negli altri settori (quello informatico per esempio) procede alla velocità della luce. Pertanto, anche se la nostra casa ci appare bellissima e funzionale (e sicuramente lo è – sopratutto dopo i tanti sforzi che abbiamo fatto per averla), dal punto di vista tecnico, le nuove case sono migliori delle precedenti e questo toglie valore al mattone già esistente.

Investimento vantaggioso sul mattone | 2 motivi per fare molta attenzione

Come ha dichiarato Robert Shiller (Premio Nobel per l’Economia):

L’investimento in immobili è come comprare un’automobile. Compreresti una casa di 20 o 30 anni, ad un prezzo superiore e nelle stesse condizioni di quando è stata acquistata la prima volta?
Ovviamente no, perché la gente non vuole macchine usate.
E lo stesso avviene per le nostre case.

Per chi decide di investire sul mattone oggi, ecco 2 motivi per fare molta attenzione prima di compiere un investimento di questo tipo.

Motivo 1 | Il valore reale dell’immobile nel tempo

Abbiamo detto prima che, nel tempo, gli immobili sono soggetti ad una svalutazione del loro valore come conseguenza del progresso tecnico che viviamo ogni giorno.

Per darvi un’idea più concreta di cosa stiamo parlando, provate a dare un’occhiata a questo grafico:

investimento vantaggioso
(fonte: Eurostat)

Cosa sta ad indicare questo grafico?

Sono 2 le principali considerazioni che possiamo trarne:

  1. rispetto ad altri Paesi europei come la Germania e la Francia, il mercato immobiliare italiano è andato in perdita negli ultimi 6 anni;
  2. Dal 2010 ad oggi, il mercato immobiliare italiano ha perso circa il 20% del suo valore di mercato.

C’è anche da dire che, sicuramente, il mercato italiano, così come quello spagnolo, ha risentito degli effetti dell’ultima crisi finanziaria che ha colpito, in modo particolare, il settore immobiliare.

Ma resta comunque il fatto che questi dati dovrebbero fare accendere in voi un campanello d’allarme.

Motivo 2 | Il “vero” costo di una casa

Avete mai fatto i conti di quanto vi costi effettivamente una casa?

Nel costo complessivo di un immobile, infatti, non dovete considerare solamente la cifra che siete disposti a pagare per acquistarlo e renderlo di vostra proprietà. Ma anche tutte le spese accessorie che ogni anno incidono sulla vostra pianificazione finanziaria.

Un esempio è dato dalle tasse che lo Stato ci impone di pagare sugli immobili di proprietà. Tra le quali, quelle che incidono maggiormente sono:

  • di natura «reddituale», in cui viene tassato il reddito prodotto dalla proprietà o dal possesso del bene (IRPEF, IRES);
  • di natura «patrimoniale», il cui presupposto è la proprietà o il possesso del bene (IMU).

Ve ne sono poi altre relative al trasferimento dell’immobile in caso di vendita o all’affitto.

Proprio in Italia, più che negli altri Paesi, la pressione fiscale rende sempre più difficile un investimento vantaggioso nel settore immobiliare. Perché? Perché, a conti fatti, la pressione fiscale sugli immobili italiani ha raggiunto punte pari al 70-75% del rendimento lordo. Un vero e proprio salasso per le nostre tasche.

investimento vantaggioso

Tirando le fila di quanto detto finora…

Fare un investimento vantaggioso sul mercato immobiliare italiano è ancora possibile solo attraverso una pianificazione finanziaria che tenga conto di tutti i fattori incidenti, come tassi di interesse, pressione fiscale, oscillazioni del mercato finanziario, ecc.

Pertanto, se avete l’interesse ad investire sul mattone, fatelo con la dovuta attenzione. Valutando anche un servizio di consulenza finanziaria che studi ad hoc la vostra situazione.

 Daniela Garoia – Consulente finanziario

Come gestire il denaro? Ecco 3 consigli per accumulare ricchezza

Come gestire il denaro? Ecco 3 consigli per accumulare ricchezza

Perchè i “ricchi” continuano ad essere “ricchi”?

Vi siete mai chiesti perché è importante saper gestire correttamente il proprio denaro?

La maggior parte delle volte si guarda ai “ricchi” con ammirazione ma anche con un pizzico di invidia. Soprattutto quando sembra che, nonostante le difficoltà finanziarie in cui il nostro Paese versa, loro continuano a “cadere in piedi” (un pò come i gatti 😁)

In realtà, ciò che sfugge alle riflessioni di molti, è che dietro l’abbondanza finanziaria di quelli che continuiamo a identificare come “ricchi”, c’è un’attenta strategia di gestione patrimoniale nonché economica. Strategia che potremmo quasi definire come una strategia anti-sperpero.

Infatti, semplificando al massimo la questione e senza entrare nel merito di aspetti finanziari più complessi, per poter accrescere e proteggere la vostra ricchezza, occorre sostanzialmente prestare attenzione a come spendete il vostro denaro.

In questo caso, seguire delle semplici regole economiche può risultare utile alla vostra pianificazione finanziaria.

Vedrete che le vostre tasche vi ringrazieranno! 😉

investimenti

Gestione del denaro: 3 pratici e utili consigli

Proviamo allora a vedere insieme qualche utile e astuto stratagemma, da applicare subito, per controllare le vostre spese e proteggere il vostro denaro.

1 – Conoscere le spese mensili

Succede a tutti: ogni mese abbiamo una serie di spese fisse e poi tante altre spese variabili che si aggiungono improvvisamente. Chiaramente queste ultime non possono essere preventivate. Ma quelle fisse si!

Sarebbe quindi buona norma tenere una lista di tutte le spese fisse che ogni mese dovete affrontare. Questo significa calcolare il “costo della propria vita” in un arco temporale definito di 30 giorni (o comunque a vostra discrezione) che vi permetta di fare un bilancio per non vivere sul filo del rasoio.

Ecco il mio consiglio:

Scrivetevi tutto! Prendete una bella agenda e segnate ogni singola entrata/uscita. In questo modo potrete pianificare il vostro budget. Anche con delle riserve di denaro che vi consentano di affrontare spese impreviste.

gestione del denaro

2 – Evitare di spendere più di quanto si guadagna

In realtà, questa è una conseguenza del punto precedente. Ovvero: se non conoscete il vostro budget, non potete tenere sotto controllo le vostre uscite che quindi potrebbero sfuggirvi di mano. La maggior parte delle persone infatti spendono tutto ciò che guadagnano per godersi la vita, risparmiando solo quello che rimane alla fine.

Ecco il mio consiglio:

Controllate le vostre spese tra quelle effettivamente utili e quelle che invece non lo sono. E mettete subito da parte la cifra che volete risparmiare.

Fatto ciò, calibrate il vostro stile di vita al budget che avete a disposizione. E’ inutile farvi carico di spese esose che non potete sostenere con tranquillità e poi rincorrere un debito da saldare.

Piuttosto, spendete meno…e risparmiate di più! 😊

pianificazione finanziaria

3 – Ponderate le vostre scelte finanziarie

Valutare uno o più soluzioni d’investimento può essere una valida strategia per accrescere i vostri risparmi.

Purché sia fatto con consapevolezza.

Molti investitori infatti si lasciano guidare dall’emotività o dalle mode/trend del momento.

Ecco il mio consiglio:

Per ottenere un successo economico, occorre prendere decisioni consapevoli che tengano conto non solo dell’andamento del mercato finanziario ma anche degli obiettivi da raggiungere nel medio-lungo periodo.

Ecco perché in questi casi può risultare utile rivolgersi a qualcuno che vi dia un consiglio sincero e attendibile.

Potreste chiedere ad amici che hanno affrontato con successo una situazione simile alla vostra oppure utilizzare la tecnologia per ricercare esperti di analisi on-line.

O ancora rivolgervi ad una consulente finanziario fidato, capace di individuare la migliore soluzione di investimento per le vostre necessità.

Daniela Garoia – Consulente finanziario