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Categoria: finanza

Recovery fund: “istruzioni per l’uso”.

Recovery fund: “istruzioni per l’uso”.

Il Consiglio europeo ha approvato un pacchetto di aiuti per stimolare l’economia dell’Europa e per affrontare la crisi economica da covid: il famoso Recovery Fund. Da dove proviene questo denaro? Come viene suddiviso tra i vari paesi membri? Quali sono le istruzioni per l’uso del Recovery Fund?

Cosa è il Recovery Fund?

Il Recovery Fund, o Next generation EU, è un nuovo strumento europeo per la ripresa approvato dal Consiglio europeo straordinario del 21 luglio. I Capi di Stato e di governo europei hanno previsto di incrementare il bilancio su base temporanea tramite nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari per un ammontare pari a 750 miliardi di euro. Una parte dei 750 miliardi previsti (ossia 390 miliardi di euro) saranno erogati sotto forma di sovvenzioni, che non dovranno essere restituiti dai paesi beneficiari. La parte rimanente, quindi 360 miliardi, saranno distribuiti sotto forma di prestiti, quindi dovranno essere restituiti.

Senza dubbio il Recovery Fund introduce un’importante novità nell’universo europeo. Per la prima volta è stata prevista una condivisione del debito. Per la prima volta la Commissione europea potrà emettere dei titoli comuni che non andranno ad incidere negativamente sugli spread dei singoli stati.

Qual è il budget del Recovery Fund destinato all’Italia?

All’Italia, paese più colpito dal covid, è riservata la parte più cospicua dei finanziamenti, in totale 209 miliardi di euro.

Pochi giorni fa la Commissione europea ha pubblicato le ‘istruzioni per l’uso’ del ‘Recovery Fund’.

Prima regola: i soldi non devono essere usati per un taglio generalizzato delle tasse! L’ipotesi di utilizzare i fondi del Recovery Fund per il taglio delle tasse, come è stato detto da alcune parti politiche non sarebbe un’utilizzo efficace di queste risorse.

La Commissione accetterebbe i progetti di riduzione fiscale solo se finalizzati a incentivare gli investimenti green, sul digitale o comunque in linea con le raccomandazioni elaborate per ogni Stato membro e con le istruzioni d’uso del recovery fund.

Quali sono i settori strategici per lo sviluppo economico in Italia?

Le raccomandazioni della Commissione europea per dare slancio all’economia italiana sono: riforma ed efficientamento della pubblica amministrazione, della giustizia e dell’occupazione.

L’Italia deve riprendere a crescere, perché già prima della crisi sanitaria non cresceva. Servono misure dichiaratamente più espansive, ossia investimenti pubblici. Questi alimentano subito la domanda e lasciano qualcosa alle future generazioni. Attuando azioni espansive lo stato trasferirebbe ricchezza alle famiglie e alle imprese, perciò sarebbe cruciale implementare un programma di investimenti pubblici in infrastrutture per dare slancio all’economia. Meno efficace per la ripresa sarebbe un taglio delle tasse, perché si correrebbe il rischio che, pur spendendo molto, queste risorse alimentino più il risparmio che la domanda, sia per le famiglie, sia per le imprese.

Quali sono le “istruzioni per l’uso” del Recovery Fund?

Ecco le sette indicazioni del manuale d’uso diffuso qualche giorno fa:

  1. introduzione di tecnologie pulite e accelerazione dello sviluppo e dell’uso delle energie rinnovabili;
  2. miglioramento dell’efficienza energetica di edifici pubblici e privati;
  3. promozione di tecnologie pulite per accelerare l’uso di trasporti, stazioni di ricarica e rifornimento sostenibili, accessibili e l’estensione del trasporto pubblico;
  4.  rapido lancio di servizi a banda larga rapidi in tutte le regioni e le famiglie, comprese le reti in fibra e 5G;
  5. digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei servizi, compresi i sistemi giudiziario e sanitario;
  6. aumento delle capacita’ del data cloud industriale europeo e lo sviluppo dei processori piu’ potenti, all’avanguardia e sostenibili;
  7. adattamento dei sistemi educativi per supportare le competenze digitali e la formazione educativa e professionale per tutte le età.
Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Gli Eurobond sono obbligazioni emesse congiuntamente dagli Stati membri dell’Unione Europea e garantite da tutti i partecipanti all’Eurozona. Nel 2016 il progetto è stato avanzato da diversi economisti come una possibile via di uscita alle manovre di Quantitative Easing per sostenere l’economia Ue.

Perché se ne parla in questa emergenza sanitaria?

Nell’emergenza coronavirus, gli Eurobond aiuterebbero a rilanciare l’economia. Tutti i Paesi membri potrebbero finanziarsi alle medesime condizioni e sostenere le imprese e le famiglie colpite economicamente dalla temporanea chiusura forzata dell’attività.  

Per i Paesi (cicale) già fortemente indebitati fornire aiuti di stato, sospendere il Patto di stabilità o applicare il MES sono misure capestro. Gli stati deboli si troverebbero a pagare un conto molto elevato, ad emergenza finita, in termini di spread.

Secondo alcuni economisti, l’emissione di Eurobond in una emergenza sanitaria che coinvolge tutti i paesi membri è condizione essenziale per la sopravvivenza dell’Unione Europea. Uno spirito solidale e una identità unitaria dissiperebbero il malcontento e le correnti nazionaliste presenti in diversi stati.

Vi sono, pero’, difficoltà oggettive da superare.

Perché l’Europa è divisa sull’emissione?

La Germania e diversi altri Paesi dell’Europa settentrionale, come l’Olanda, sono contrari agli Eurobond, per motivi diversi.

I paesi come l’Olanda, l’Irlanda, l’Austria e il Lussemburgo hanno aliquote fiscali agevolate e sono, percio’, paradisi fiscali. La Germania grazie ad un’economia solida e all’austerità delle sue finanze statali si finanzia già a tassi bassi o negativi. Queste economie forti (formiche) non vogliono condividere il debito con paesi più deboli (cicale).

I paesi cicale (Italia, Francia, Spagna e Belgio) sostengono fortemente l’emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. In cambio concedono ai paesi forti il mantenimento in proprio dei debiti pubblici pregressi. La richiesta prioritaria è garantire un piano di salvataggio sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee.

Quali sarebbero i vantaggi dell’emissione di Eurobond?

I vantaggi degli Eurobond sono i seguenti:

  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento liquido di dimensioni globali con un grado di sicurezza assimilabile ai titoli del tesoro americano.
  • Eviterebbero gli sbalzi di spread tra i paesi dell’Ue e la fuga di capitali da paesi deboli verso quelli più forti. Gli investitori cercano la sicurezza in Germania e il rendimento in Italia.
  • La volatilità e il rischio sarebbero più contenuti, gli Eurobond diventerebbero il titolo riferimento di comparazione sostituendo il Bund tedesco.
  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento su cui le banche Ue potrebbero investire evitando di concentrare i rischi nei bond sovrani del proprio Paese.

Quali sono le difficoltà all’emissione di Eurobond?

Le difficoltà all’emissione sono le seguenti:

  • Non vi è, ad oggi, una Unione fiscale in Europa. Le tasse e l’impiego delle risorse fiscali sono a discrezione dei singoli Paesi membri. Questi vedono ogni ingerenza da parte di Bruxelles come un affronto alla sovranità del paese.
  • Alcuni Paesi potrebbero necessitare di investimenti maggiori e il costo ricadrebbe su tutti gli altri Paesi. Questo creerebbe scontento nei contribuenti dei paesi economicamente più solidi. Sull’esempio di quello che avviene nel nostro paese tra Nord Italia e Sud Italia.
  • I costi di un default statale o di una ristrutturazione controllata del debito di un paese membro sarebbero distribuiti anche sugli altri. Perché un Paese membro economicamente forte dovrebbe mettere mano alle tasche dei suoi contribuenti per “salvare” le finanze di un altro Paese?

Il confronto tra i Paesi dell’Unione europea proseguirà nelle prossime settimane. Ripartirà esattamente con i due schieramenti: Sud e Nord, tra chi vuole condividere risorse e rischi e chi invece preferisce gestirsi le crisi da solo. C’è da augurarsi che si riesca a trovare una soluzione condivisa in modo da superare l’attuale situazione di difficoltà economica.

Coronavirus: panico e contagi anche sui mercati finanziari.

Coronavirus: panico e contagi anche sui mercati finanziari.

Coronavirus: cosa sta succedendo in Cina?

Wuhan è una delle più popolose città della Cina centrale, importante snodo di comunicazione tra nord e sud del paese. In questi ultimi giorni è, improvvisamente, diventata nota al grande pubblico perché è il focolaio epidemico del coronavirus. Le autorità cinesi stanno mettendo in atto misure straordinarie per isolare il virus e limitare la diffusione dei casi di infezione. Le autorità sanitarie di tutti i paesi del mondo sono ugualmente in allerta via via che aumentano le segnalazioni di casi al di fuori dei confini cinesi per evitare una pandemia. In questa fase è francamente ancora impossibile prevedere il decorso del virus.  Il miglior termine di paragone è la Sars, scoppiata in Cina nel 2002/2003, che causò 8.000 contagi e poco meno di 800 vittime. Da martedi scorso in 6 giorni i dati ufficiali sono passati da 300 a 2.900 contagiati e il numero di vittime è giunto a 81. Per cui sembra un virus meno letale ma assai più rapido nel diffondersi. A differenza di quanto avvenuto con la Sars, la autorità cinesi, memori del passato, sembrano aver messo in atto immediate e imponenti precauzioni. Intere città sono in quarantena, le attività commerciali e finanziari sono chiuse da giorni, le festività per il capodanno cinese sono state prolungate e sono stati cancellati gli eventi dedicati al festeggiamento proprio per evitare contagi.

Coronavirus e mercati: la paura ha contagiato i mercati finanziari.

Il livello di allarme da parte Organizzazione Mondiale della Sanità passato, in pochi giorni, da moderato ad elevato e le misure messe in atto dalle autorità cinesi e mondiali per evitare i contagi hanno avuto un impatto negativo sull’economia cinese e sui mercati finanziari. L’attività economica e i traffici commerciali in Cina sono stati ridotti drasticamente (molti porti ed aeroporti sono chiusi) e lo stesso è avvenuto agli scambi di merci tra Cina e resto del mondo. Alcuni settori dei listini asiatici hanno reagito positivamente (titoli farmaceutici e legati all’health care), altri hanno subito una forte contrazione (compagnie aeree, società attive nel business delle crociere e dei viaggi, settore del lusso, semiconduttori). Il coronavirus sta colpendo il mercato azionario e alcune società sono particolarmente vulnerabili poiché la loro crescita è dettata proprio dai consumatori cinesi. I marchi Estee Lauder e Nike, per esempio, generano entrambi il 17% delle loro entrate dalla Cina continentale ogni anno. Le azioni di Nike ed Estee Lauder sono scese rispettivamente del 4% e del 6% lunedì, quando il mercato ha ceduto alle paure più profonde.

Cosa cambia per i nostri investimenti?

Almeno finché non ci sarà maggior chiarezza sulle dinamiche del contagio, il suggerimento è quello di non apportare modifiche sostanziali all’attuale allocazione dei portafogli. I mercati azionari mondiali sono nella condizione in cui hanno bisogno di una correzione fisiologica dopo il robusto rally degli ultimi mesi. L’importante cedimento degli indici offre un’ottima opportunità di ingresso nell’ambito di una corretta pianificazione dei propri obiettivi. Resta sempre valido il consiglio di accumulare nei momenti di volatilità del mercato, come questo, attraverso acquisti frazionati nel tempo (pac o ingressi spot). I paesi emergenti, soprattutto quelli asiatici, offrono opportunità di rendimento molto elevate e superiori a quelle dei paesi sviluppati come Usa ed Europa. Nel  2003 e nel 2014, in occasione degli allarmi della Sars e del virus Ebola, gli indici asiatici ebbero il maggior calo nel momento della diffusione delle notizie relative ai contagi, poi l’allarme rientro’.

 Ci auguriamo questa improvvisa avversione al rischio e correzione sui mercati, motivata dai rischi di contagio, rientri a breve e rappresenti solo una buona opportunità per acquistare a prezzi di saldo.

Il 2019: un anno eccezionale!!!!!!!

Il 2019: un anno eccezionale!!!!!!!

“Se camminassimo solo nelle giornate di sole, non raggiungeremmo mai la nostra destinazione.”  Paulo Coelho

Il 2019 è stata un’ottima annata sui mercati finanziari

Siamo verso la fine di un altro anno, il mio 20° anno di lavoro.

Nella mia carriera professionale, così come sui mercati, ci sono stati anni di crescita, anni complessi, anni di cambiamento e anni eccezionali.

Le fasi alterne sono naturali, necessarie e fisiologiche.

Le sfide e gli ostacoli creano le condizioni per giungere a cambiamenti che ci porteranno a nuovi traguardi. Nel 2013, ad esempio, non ero più allineata al metodo di lavoro che imponevano in banca a chi si occupava di titoli (pressioni commerciali, nessuna considerazione delle esigenze dei clienti, unico obiettivo massimizzare la redditività della banca), queste modalità erano in conflitto con il mio sistema di valori. Proprio come puo’ avvenire in un rapporto d’amore ad un certo punto della relazione non si è più adatti l’uno per l’altra…e bisogna separarsi per il bene di entrambi!!!!!

Il 2013 è stato per me un anno di sfide, di cambiamento e di rinascita, il 2018 un anno terribile, il 2019 un anno eccezionale. Così è la vita.

Nella vita ci sono pochi grandi momenti eccezionali, alcuni momenti veramente difficili e tanti momenti normali, il segreto è quello di godersi appieno i grandi momenti e metterli in memoria, coccolarseli e tirarne fuori il profumo nei momenti in cui la vita ci propone profumi e sensazioni che non ci piacciono.

I cicli sono naturali nella vita e sui mercati, trovare l’equilibro mentale per riuscire ad andare su e giù dall’ ottovolante può sembrare complicato …. in realtà servono le stesse abilità metodo e disciplina…i momenti di squilibrio sono preludio di momenti di “rialzo” e di rinascita.

Possiamo celebrare il 2019 come un anno eccezionale sui mercati: tutti gli indici stanno chiudendo con rendimenti a doppia cifra, siamo tutti sereni e contenti degli ottimi risultati raggiunti, ma non bisogna dimenticare che il 2018 è entrato negli annali come l’anno “horribilis”. Tutte le principali classi di investimento avevano subito importanti ribassi, con una intensità che non si verificava da almeno 20 anni.

In che modo si affrontano i momenti positivi e quelli negativi sui mercati?

Si affrontano nella stessa maniera, le regole e i comportamenti sono gli stessi:Diversificare i propri investimenti

Investire gradualmente, tramite Piani di Accumulo o ingressi frazionati

Scegliere investimenti decorrelati rispetto all’andamento del mercato

Focalizzarsi sull’analisi delle vostre esigenze, sulla pianificazione dei vostri obiettivi finanziari e applicare la corretta strategia di investimento per raggiungere i risultati

Metodo, disciplina e comportamenti razionali

I miei clienti

I miei clienti sono persone speciali, uomini e donne, che si fidano di me, si affidano a me. Avere un “allenatore” che li segue con incontri, telefonate, messaggi, report e ti dice cosa fare è vantaggioso.

I miei clienti sono la ragione per cui faccio questo lavoro. La loro fiducia e la loro stima hanno contribuito a rafforzare la mia scelta, dettata prima di tutto da valori di trasparenza ed etica professionale.

Spesso, quando si è dentro il film da protagonista non si riescono a vedere le cose con la giusta lucidità e distacco: si rendono i problemi più grandi di quello che in realtà sono o si tende a sottovalutare alcuni aspetti importanti che possono creare problemi. Questo avviene anche quando si gestiscono i propri risparmi, si commettono errori di valutazione o dettati dall’emotività.

Il mio ruolo è proprio questo: far vedere le cose come sono realmente, orientando i miei clienti nelle scelte più corrette e razionali, sia nei momenti complessi che nei momenti di crescita dei mercati, condividendo con loro competenze, informazioni, idee e stati d’animo.

Gestire il cambiamento nella vita e sui mercati è complesso, ma si può fare mettendosi in gioco quotidianamente, impegnandosi a migliorare i propri comportamenti emotivi con metodo e disciplina.

Grazie

A tutti voi: a chi mi legge, a chi mi supporta, a chi impara da me ed a chi mi insegna.

Grazie, con l’auspicio, per me personalmente, e per ognuno di voi che anche l’anno 2020 sia all’altezza delle nostre aspettative.

Buon Anno!!!!

Mes: chi è costui? Perchè sta creando una bufera sulla politica italiana?

Mes: chi è costui? Perchè sta creando una bufera sulla politica italiana?

Mes, questo sconosciuto!!!!Esattamente come è successo anni fa con il termine spread, termine conosciuto solo dagli addetti ai lavori ed oggi sulla bocca di tutti, in questi giorni un altro termine è letteralmente balzato agli onori della cronaca. Sto parlando dell’ESM, European Stability Mechanism, ribattezzato in italiano Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità o anche detto Fondo Salva-Stati. 

COS’E’ L’ESM?

L’ESM è il meccanismo di stabilizzazione finanziaria entrato in vigore nel 2012 per rispondere agli choc innescati dalla crisi del debito sovrano nell’Eurozona. La sua funzione è quella di prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria dell’Unione Europea.

ll capitale su cui può contare il MES è di 700 miliardi di euro di cui gli stati membri iniziano a versare pro quota 80 miliardi di euro (la Germania con quasi il 27% del capitale è il primo finanziatore; l’Italia partecipa con il 18%).  Ad oggi il MES ha concesso prestiti a Cipro (€6,3 miliardi), Grecia (€61,9 miliardi) e Spagna (€41,3 miliardi).

In questi giorni questo meccanismo è salito agli onori della cronaca perché sta proseguendo il dibattito sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), una questione che divide la maggioranza parlamentare e minaccia la stabilità del governo. Il capo del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio continua a chiedere di rinviare la decisione finale sulla riforma, che nelle prossime settimane dovrebbe essere definitivamente approvata dai capi di stato e di governo dell’eurozona, mentre il PD sostiene che la riforma sia utile per il nostro paese e rimandarne l’approvazione sarebbe un danno per il paese.

Una delle questioni più dibattute nei giorni scorsi è stata senza dubbio quella legata alla ristrutturazione obbligatoria del debito per accedere al fondo, condizione che ha fatto infuriare in particolare, ma non solo, le opposizioni. Non sempre però la politica si esprime con grande chiarezza su quali sarebbero i vantaggi e, soprattutto, i problemi della riforma del MES.

Cosa vuol dire “ristrutturare il debito”?

Ristrutturare il debito”, in questo caso, significa modificare le condizioni a cui uno stato ha emesso il proprio debito pubblico. Può significare allungare la scadenza dei titoli di stato oppure ridurre il valore di facciata (per esempio, uno stato ha ricevuto in prestito 100 euro da restituire in 10 anni, ma si accorda con i creditori per restituire 80 euro in 15 anni). Ristrutturare il debito, quindi, è una sorta di bancarotta “soft”, raggiunta d’accordo con i propri creditori.

 

Cosa è successo in Grecia a seguito della ristrutturazione del debito

Una ristrutturazione del debito venne fatta dalla Grecia tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, quando i creditori privati del paese accettarono (sotto forti pressioni politiche) i famosi “haircut”, cioè il taglio del valore dei loro prestiti al paese. La ristrutturazione venne fatta con l’accordo dei creditori (nel senso che i creditori votarono per accettare il taglio sui titoli di stato che era stato proposto) e quindi la Grecia non venne considerata in bancarotta, ma soltanto in “selective default”: una “bancarotta su piccola scala” (una sorta di escamotage che servì a evitare una serie di conseguenze a cascata negative per tutti che sarebbero scattate in caso di default).     Sulla carta, l’idea di convincere i creditori a rinunciare a parte del loro credito non sembra avere nulla che non vada, ma in realtà le cose non sono così semplici. La ristrutturazione del debito greco, per esempio, fu un momento traumatico per il settore finanziario internazionale, poiché i grandi investitori fino a quel momento ritenevano che i titoli di stato fossero l’investimento sicuro per eccellenza e prestavano soldi ai paesi dell’eurozona a tassi di interesse molto vantaggiosi proprio perché ritenevano quegli investimenti a prova di bomba. La loro reazione al taglio fu chiedere rendimenti sempre più alti per prestare soldi a quei paesi che ritenevano a rischio, e questo portò al rialzo degli spread sul debito italiano e degli altri paesi più deboli che avvenne nel 2011 e nel 2012 (che si fermò soltanto con il famoso intervento del governatore della BCE Mario Draghi).

Cosa si prevede per l’Italia?

La ristrutturazione non è necessariamente una buona cosa per i paesi molto indebitati come l’Italia. Più è facile imporre ai creditori una ristrutturazione, più questi ultimi chiederanno interessi alti in cambio dei loro prestiti. Ed è qui che si concentrano alcune delle principali critiche alla riforma del MES. Secondo alcuni esponenti politici sopratutto della Lega, la riforma del MES introdurrebbe una clausola che rende automatica la ristrutturazione del debito: per ricevere l’aiuto del MES, sostengono, il paese in questione dovrebbe immediatamente imporre un mini-default ai suoi creditori. Anche senza essere mai invocata, dicono, la sola esistenza di questa clausola porterebbe con ogni probabilità ad un aumento dello spread per i paesi più fragili dell’eurozona, a causa dei timori da parte dei creditori di vedersi tagliati i crediti verso il paese in questione.

Cosa prevedere realmente il MES in tema di ristrutturazione del debito?

In realtà il Mes può decidere di accordare assistenza finanziaria ad un Paese in difficoltà chiedendo che una parte del debito venga ristrutturata, ma non è un automatismo. Nel corso delle trattative, questo “automatismo”, voluto da Germania e da altri Paesi del Nord Europa come strumento di disciplina fiscale per Italia, Spagna e Portogallo, è stato bocciato e quindi non è presente nella riforma.

Questo non significa che la possibilità di ristrutturare il debito pubblico dei paesi che si rivolgono al MES sia stata esclusa, anzi. La riforma ribadisce in più punti che il MES aiuterà soltanto gli stati il cui debito viene considerato sostenibile (e che hanno bisogno di aiuto per via delle turbolenze di mercato o per altri fattori contingenti) e sottolinea l’importanza del coinvolgimento del settore privato nel salvataggio degli stati membri. Ma elimina l’automatismo: il MES insieme alla Commissione Europea svolgerà una ricognizione sulla situazione del debito del paese e quindi giudicherà se questo è sostenibile o meno. La decisione sarà quindi discrezionale e, soprattutto, politica.

Brexit: a che punto siamo e quali conseguenze per gli investimenti?

Brexit: a che punto siamo e quali conseguenze per gli investimenti?

Brexit

Il significato della parola Brexit fa riferimento all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e deriva dalla crasi di due parole inglesi: Britain, “Gran Bretagna”, ed exit, “uscita.

Da dove ha origine la Brexit?

Il rapporto tra il Regno Unito e l’Europa non è mai stato semplice. Se da un lato il grande statista Churchill nel 1946 diceva, a Zurigo, di volere la creazione degli Stati uniti d’Europa, dall’altro la Gran Bretagna declinò l’invito a far parte della CECA (Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio) nel 1951.

Questo rifiuto mostrava come gli inglesi, già allora, volessero essere partner dell’Europa, ma senza esservi coinvolti direttamente.

L’adesione della Gran Bretagna alla CEE avvenne solo nel 1973.

Negli anni ’80 la Tatcher espresse il no nei confronti dell’adesione al progetto di Unione Monetaria, allora abbozzato attraverso la creazione di una moneta unica virtuale, l’ECU. La Gran Bretagna, nel rispetto del pensiero di Churchill, voleva stare con l’Europa, ma non in Europa. E ci riuscì.

Nel 2013 David Cameron promise che se avesse vinto le elezioni del 2015 avrebbe richiesto un regime più favorevole per Londra all’interno dell’Unione Europea. Nel maggio del 2015, ad elezioni vinte, ribadì l’impegno e ottenne più di ciò che si aspettava. A questo punto non poteva tradire l’impegno ad indire il referendum che aveva promesso.

Il 23 giugno del 2016 il 51,89% dei votanti dichiarò la propria preferenza verso l’abbandono dell’Unione Europea. E fu subito caos Brexit.

 

Oggi a che punto siamo nella Brexit?

In questi giorni l’Unione Europea sta mettendo alle strette il governo britannico, in vista dell’appuntamento del 31 ottobre, termine ultimo fissato per la Brexit.

Il ministro britannico Johnson ha 12 giorni di tempo, cioè fino a fine settembre per presentare una proposta scritta di accordo (deal) sull’uscita del Regno Unito dalla Unione Europea.  Altrimenti sarà Brexit no deal, uscita senza accordo.

Johnson, di contro, non accetta alcun ultimatum da parte dell’Unione Europea e ribadisce in occasione del vertice Ue del 17 ottobre si proverà a trovare un’ accordo consensuale con Bruxelles.

Sembra, però, sia in corso uno scambio di documenti tra la Commissione dell’Unione Europea e Londra.

È ancora possibile raggiungere un accordo prima del ritiro del Regno Unito dall’UE?

Il nuovo primo ministro, Boris Johnson ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di lasciare l’UE il 31 ottobre, sia con un accordo sia senza alcun accordo, e dato che l’Unione Europea ha ripetutamente rifiutato di tornare al tavolo delle trattative, non è ancora chiaro se a questo punto sia possibile un risultato diverso da un No Deal, uscita senza accordo.

Nel frattempo l’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza la possibilità di un’eventuale proroga della Brexit oltre il 31 ottobre: Questa opzione dovrebbe essere richiesta dal Regno Unito a condizione che sia “giustificata e con uno scopo specifico”, ad esempio per evitare un’uscita senza accordo, per svolgere elezioni generali o un referendum.

Una Brexit ordinata sarebbe nell’interesse sia dell’Europa che della Gran Bretagna, ecco il motivo di questa apertura.

 

Dove investire a seguito della Brexit?

Dopo tre anni dal voto che ha stabilito la Brexit siamo ancora ad un nulla di fatto. La telenovela Brexit con ultimatum politici, proiezioni sugli scenari possibili, governi britannici che cadono, nessun accordo raggiunto con Europa, continua a tenere con il fiato sospeso operatori economici, i cittadini britannici,  imprese ed investitori.

L’instabilità e l’incertezza non sono mai gradite ai mercati. Le imprese e gli operatori economici, infatti, investono risorse sul loro sviluppo e sulla loro crescita in una situazione di stabilità economica e normativa.  Sarebbe opportuno vi fosse un epilogo definitivo della vicenda il prima possibile.

In ogni scenario vi possono essere opportunità differenti da cogliere per ottenere rendimento sui propri investimenti.

Ecco alcuni esempi:

Sterlina

Dal referendum la Sterlina ha perso circa il 10% nei confronti delle principali valute. E’ difficile dire se abbiamo toccato il fondo oppure no, ma una strategia potrebbe essere quella di accumulare Sterline poco alla volta, comprando sulla debolezza.

Azioni

Un’uscita con un accordo potrebbe favorire il settore finanziario, grazie allo scampato pericolo. Al contrario, un hard Brexit, ossia una uscita senza accordo, potrebbe favorire l’export, rivitalizzato da un indebolimento della Sterlina.

Obbligazioni

Un’uscita dall’Unione Europea provocherebbe un rialzo dei tassi per contenere le spinte inflazionistiche derivanti dalla svalutazione della moneta. In questo caso sarebbero da preferire bond indicizzati all’inflazione, titoli con scadenze corte o indicizzati.

Questi alcuni suggerimenti utili per valorizzare i  propri investimenti, alla luce dei cambiamenti in atto nell’economia mondiale.

Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria studiato per le tue specifiche esigenze, ecco i miei contatti.

Daniela Garoia – Consulente finanziario

Il taglio dei tassi in America è alle porte: dove possiamo investire?

Il taglio dei tassi in America è alle porte: dove possiamo investire?

Il taglio dei tassi: le implicazioni economiche e di investimento

La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina crea incertezza sul commercio e pesa sulla crescita globale, assieme alla Brexit e al limite del debito federale americano che, ancora, non è stato fissato.

Powell, presidente della Federal Reserve, ha evidenziato i rischi e le incertezze che pesano sulle previsioni di crescita per gli Stati Uniti. Le conseguenze della trade war tra USA e Cina, infatti, hanno già penalizzato gli investimenti delle aziende, che risultano notevolmente rallentati.

Tale incertezza sul commercio ha avuto una tale ripercussione sulle maggiori economie mondiali da aver già causato un rallentamento della crescita. Questo potrebbe influire anche sull’economia americana aprendo le porte all’atteso taglio dei tassi.

L’atteggiamento della banca centrale americana

Davanti alla possibilità di un intervento espansivo, la banca centrale americana ha mostrato atteggiamenti contrastanti negli ultimi mesi:

A dicembre la Fed parlava di due rialzi dei tassi possibili nel 2019.

A gennaio si era passati a zero rialzi e tassi fermi per tutto l’anno.

Ora, Powell si prepara a tagliare i tassi e ad attuare “politiche appropriate” per sostenere l’economia della prima potenza mondiale.

Dalla riunione della Fed di maggio, al termine di un mese terribile per le borse con l’aumento dei dazi alla Cina e lo stop ai negoziati, è emerso come all’interno della Fed si sia “rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante”. Segnale chiaro sul fatto che la banca centrale statunitense possa procedere ad un taglio dei tassi di interesse nella riunione di fine luglio.

Una possibilità che la maggior parte degli analisti a Wall Street quota al 100% e che da tempo è voluta dalla Casa Bianca.

 

Ma quali sono le ripercussioni in Europa?

L’attuale scenario dei mercati, quindi, fa presagire fino a tre tagli dei tassi da parte della Fed per il 2019, il dubbio è solo relativo all’entità del taglio: 0,25% a luglio o 0,50%?

L’analisi in Europa risulta molto complessa, perchè si è verificata una situazione senza precedenti. I tassi europei, infatti, sono ai minimi storici e appare ormai evidente che la BCE abbasserà il tasso sui depositi nei prossimi mesi.
Il taglio dovrà essere accompagnato da misure volte a limitare l’impatto dei tassi negativi sul settore bancario.

Alla luce di ciò, sembra probabile che i tassi dei paesi dell’Eurozona diminuiranno ulteriormente anche se, come negli Stati Uniti, i livelli attuali scontano già gran parte delle future decisioni in campo monetario.

 

Come modificare il proprio portafoglio di investimenti?

Dato l’attuale scenario economico e le ripercussioni sull’Europa, dove possiamo investire?

Obbligazioni e titoli di stato dell’Europa periferica e dei paesi emergenti, e puntando in ambito azionario sui cosiddetti megatrend!

 

Dove investire?

In un portafoglio i titoli di Stato dei paesi “core” hanno ancora del potenziale.

In un’ottica di diversificazione, si suggerisce di investire sull’Europa periferica(l’Italia in particolare) che mantiene un potenziale di riduzione dello spread (rispetto ai tassi “core”) ed alle obbligazioni dei paesi emergenti (il cui carry rimane positivo) che dovrebbero beneficiare dei tagli dei tassi della Fed e della BCE, nonché di un probabile deprezzamento del dollaro.

A soffrire maggiormente, secondo molti analisti, sarà la valuta Usa. A causa della politica accomodante della Fed, infatti, ci si aspetta che il dollaro tenda a deprezzarsi, con la possibilità di arrivare a 1,20 per il cambio eurodollaro entro fine anno.

Per gli stessi motivi, al contrario, si dimostra positivo l’andamento dell’oro, dei Treasuries e delle obbligazioni dei Paesi Emergenti, che iniziano a scontare il primo taglio dei tassi del 2019.

 

Su quali settori?

Puntare sui megatrend, quelle macro-tendenze che hanno un forte impatto su come evolvono società, economia, cultura e business, in quanto motori del cambiamento e dell’innovazione.

In particolare, fra questi emergono titoli legati a:

Intelligenza Artificiale e implementazione del software;

– virtualizzazione dei dati sul cloud e la cybersecurity;

multinazionali del consumo, come Amazon, che racchiude in sé anche il macrotrend del commercio online;

Accanto a questi, viene confermata l’allocazione in portafoglio dei titoli meno esposti al ciclo come quelli del settore sanitario e farmaceutico.

 

E in Italia…

Dopo una eventuale mossa della Fed non è sbagliato ipotizzare un’analoga decisione da parte della BCE.

Ma quali potrebbero essere i risultati sul territorio italiano?

L’Italia, con il settore lusso (ad esempio Salvatore Ferragamo e Moncler) potrebbe vedere uno slancio.

Lo stesso si può dire anche per il settore energetico, come Saipem o Eni, molto esposti sul settore internazionale.

 

Questi alcuni suggerimenti per rendere sicuri i propri investimenti, alla luce dei cambiamenti in atto nell’economia mondiale.

 

 

Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria studiato ad hoc, ecco i miei contatti.

Daniela Garoia – Consulente finanziario

 

 

Il recente rafforzamento del dollaro: a cosa è dovuto?

Il recente rafforzamento del dollaro: a cosa è dovuto?

Perché il dollaro si rafforza nel 2018?

Il 2017 è stato, senza dubbio, un anno di grande svalutazione del dollaro. La valuta americana ha perso circa il 16%. E da quel momento, le opinioni degli analisti sul dollaro sono state molto discordati. E possiamo dire che, ad oggi, lo sono ancora.
Dopo questo trend di svalutazione, peraltro non giustificata dalle dinamiche economiche in atto, il dollaro è tornato in auge sui mercati. Si tratta certamente di una tendenza improvvisa, nata all’incirca a metà aprile. Ovvero da quando i rendimenti dei titoli obbligazionari statunitensi a 10 anni hanno infranto, al rialzo, la barriera del 3% (cosa che non accadeva dal 2014). Cosicché, nelle ultime tre settimane, il dollaro ha guadagnato il 3,6% sulle principali valute mondiali. Non fa eccezione l’euro che da allora ha perso quasi cinque punti percentuali sulla divisa americana, scivolando da quota 1,24 a 1,175  (ieri nelle contrattazioni intraday è sceso per la prima volta nel 2018 sotto questa soglia).
La rinascita del dollaro

Ma perché il dollaro si è improvvisamente rafforzato?

Alcuni ritengono che tale rivalutazione sia un movimento temporaneo e che il dollaro riprenderà a svalutarsi.

Personalmente ho sempre concordato con quelli che ritenevano che il trend di svalutazione del dollaro fosse un trend di breve periodo in controtendenza rispetto ad un più forte trend di lungo periodo di rafforzamento della valuta americana.  Il trend di rafforzamento, infatti, era ed è associato a fattori economici  e dinamiche macroeconomiche incontrovertibili.

Era quindi solo una questione di tempo perché la forza del dollaro tornasse a farsi sentire.

I 2 principali fattori favorevoli al rafforzamento del dollaro

1 – Il rialzo dei Tassi Americani

Il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato americani sta spingendo molti investitori e gestori ad abbandonare le posizioni su obbligazioni più rischiose (a basso rating o di paesi emergenti come l’Argentina e il Venezuela) accumulate negli ultimi anni. La tendenza è infatti quella di andare a caccia di extra-rendimenti. Perché, se gli extra-rendimenti sono ora pagati da un Paese solido come gli USA, allora meglio puntare direttamente sui titoli di stato americani. Con la conseguente riduzione dei rischi.

Anche obbligazioni in euro, che hanno rendimenti negativi, vengono vendute a favore di titoli di stato americani. Da qui ne consegue, quindi, una vendita di euro e un forte acquisto di dollari.

I tassi in America sono cresciuti e cresceranno ancora. Il differenziale di tassi tra Usa e il resto del mondo porta con se’ un rafforzamento del dollaro.  Se depositando il nostro denaro sui titoli di stato americani riceviamo interessi più elevati rispetto al resto del mondo, è naturale che i flussi monetari seguano questo trend. E si spostino da nazioni che offrono rendimenti bassi o negativi agli Usa che, invece, hanno tassi di interesse in crescita. Questo meccanismo si traduce in vendita di altre valute e conseguente acquisto di dollari.

2 – La Riforma Fiscale voluta da Trump

La riforma fiscale voluta da Trump prevede la riduzione delle imposte sugli utili d’impresa dal 35% al 21%. Il testo approvato prescrive anche imposte una tantum sul rimpatrio di profitti accumulati all’estero da società Usa. Si stima che, in tutto, si parli di circa tremila miliardi.
Quali saranno le principali conseguenze?
Possiamo individuarne principalmente 2:
  1. rientro da capitali americani dall’estero;
  2. trasferimento di imprese (e tecnologie) dall’estero negli Stati Uniti a fronte di un più favorevole trattamento tributario sulle aziende.

In sostanza: capitali esteri di imprese americane che tornano negli States diventano dollari.  Ne consegue che anche la riforma fiscale va a favore di un rafforzamento della valuta americana.

3 – Cosa possiamo aspettarci dal dollaro?

Non è possibile, ad oggi, comprendere se questa forte e improvvisa  rivalutazione del dollaro sia temporanea o se sia ripreso un trend di rafforzamento. Le valute hanno oscillazioni molto forti, anche giornaliere,  per loro natura. Sicuramente negli ultimi giorni il mantenimento dei livelli del cambio sotto 1.20, ha dato forza al movimento di rafforzamento. Il dollaro sembra destinato a continuare il rally, con un primo livello obiettivo a 1.15.
Questa opinione è  fondata sul pensiero che i differenziali dei tassi d’interesse continueranno a favorire il biglietto verde. Il rendimento dei titoli di stato USA decennale protetto contro l’inflazione è allo 0,85%. Ed è prossimo al livello massimo degli ultimi cinque anni. Per contro, i rendimenti reali nell’eurozona sono sempre più negativi, in quanto l’inflazione è in aumento nella regione della moneta unica. Inoltre, i dati suggeriscono che gli investitori speculativi hanno portato il mercato ad eccedere  sull’euro rispetto al dollaro. Gli speculatori venderanno improvvisamente le posizioni se il trend si consoliderà e questo avrà un ulteriore effetto di rafforzamento del dollaro.
L'improvvisa rinascita del dollaro americano

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Daniela Garoia – Consulente finanziario

I Bitcoin tra le nuove forme di investimento

I Bitcoin tra le nuove forme di investimento

Sale la febbre del Bitcoin: vediamo perché

Probabilmente avrete già sentito parlare del Bitcoin che si configura, a tutti gli effetti, nel panorama delle nuove forme di investimento.

Ma di cosa si tratta nello specifico?

Proviamo a vederlo insieme in questo articolo.

L'investimento finanziario sul Bitcoin

Il Bitcoin è sostanzialmente una moneta digitale (detta anche criptovaluta). Viene distribuita e generata da una rete decentralizzata “peer to peer”. Di conseguenza, non esiste una banca o un’autorità centrale che ha il compito di stampare questa moneta. Cosa comporta ciò? Comporta che il valore di un Bitcoin non è influenzato da un’entità fisica come la banca. Ma è affidato solo alle leggi della domanda e dell’offerta. Non esiste quindi un ente centrale bensì un database distribuito che traccia le transazioni. E sfrutta la crittografia per gestire i diversi aspetti funzionali come:

  • generazione di nuova moneta;
  • attribuzione di proprietà dei Bitcoin.

Il trend del Bitcoin: dal 2013 ad oggi

Il Bitcoin ha senza dubbio seguito un trend davvero particolare. A partire dalla fine del 2013 e per tutto il 2014, il Bitcoin subì un enorme crollo rispetto ai massimi di allora. Fino a toccare valori minimi nei primi giorni del 2015.

A partire da questo abisso, è poi iniziato l’incredibile (e attuale) trend di risalita.

Rialzo iniziato a gennaio 2016 ed esploso prepotentemente negli ultimi mesi. La quotazione, infatti,  è passata da 1.000 $ del 2013 agli attuali 13.000 $, con un rialzo del 1.300% nel solo 2017.

In questo momento,  il prezzo del Bitcoin viaggia con una flessione del 15% su quota $13.800, dopo aver toccato un massimo di 19.000 $ poche settimane fa, questo a conferma della forte volatilità, insita in questa nuova forma di investimento.

L'investimento finanziario sul Bitcoin(Fonte: il Sole24Ore)

Cosa accade quindi?

Accade che l’attenzione è tornata nuovamente sul Bitcoin. Aprendo, nel panorama delle nuove soluzioni di investimento, nuovi scenari di matrice finanziaria tali da attirare l’interesse degli investitori. Non ultimo, la possibilità, non più remota, dell’avvio di nuovi strumenti derivati (futures) su tale asset.

Le prospettive future

Il ritorno in voga del Bitcoin sta alimentando sempre più quella che viene oggi definita come la “bolla del secolo”. Gli esperti del settore la chiamano bolla perché, anche guardandosi indietro negli ultimi 100 anni, non c’è stato nessun altro asset (ad eccezione della famosa bolla dei tulipani) capace di affermarsi con una tale velocità.

L'investimento finanziario sul Bitcoin(Fonte: il Sole24Ore)

La rapidità di crescita che ha interessato il Bitcoin si può legare a 2 fattori principali:

  1. una limitata quantità circolante;
  2. il crescente e generalizzato interesse collettivo.

Il trend di crescita del Bitcoin è visibile anche studiando i risultati di ricerca in rete di uno dei motori più diffusi a livello mondiale. Di cosa stiamo parlando? Ovviamente di Google. Analizzando infatti i risultati di Google Trends, sembra che la ricerca di dati e informazioni sulla moneta digitale sia al primo posto in tutto il globo.

Tutto ciò non fa altro che alimentare la famosa bolla. Incrementando la voglia di partecipare, in qualunque modo, a questa (sembra) proficua corsa all’oro.

Qual’è il rischio a cui si va in contro?

Dal punto di vista finanziario, sono 2 i fattori che identificano le bolle finanziare:

  1. l’aumento a ritmi di rapida accelerazione e insostenibili delle quotazioni;
  2. un ritorno dell’investimento sproporzionato rispetto al reddito reale generato dal bene.

Come più volte sostenuto, qualsiasi tipo di investimento finanziario va studiato nel dettaglio e strutturato in base alle nostre esigenze specifiche. Il rischio quindi, soprattutto per gli sprovveduti cercatori di facili fortune, è di fare un colossale buco nell’acqua.

Quale sarà il futuro prezzo del Bitcoin?

Purtroppo è impossibile da tracciare, a maggior ragione dal punto di vista speculativo e di chi si interroga sui possibili Target Price. Ma come l’esperienza passata insegna, appare sempre più evidente che un investimento finanziario sul Bitcoin, sia diretto che indiretto, mostri sempre maggiori rischi e non solo opportunità.

Come sostiene Warren Buffet (imprenditore ed economista statunitense):

L’investimento dev’essere razionale. Se non lo capite, non lo fate.

Questa è, senza dubbio, la realtà.

Quindi, chi decide di investire oggi su una moneta digitale, come può essere il Bitcoin, deve innanzitutto comprendere l’oggetto del suo investimento finanziario. Successivamente, deve applicare rigide regole di Money Management con l’obiettivo di contenere i rischi.

 

In precedenza, abbiamo visto come anche le infrastrutture si configurano tra le nuove forme di investimento. Per avere più informazioni a riguardo, cliccate qui.

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Daniela Garoia – Consulente finanziario

Come diversificare i propri risparmi: investire sulle infrastrutture

Come diversificare i propri risparmi: investire sulle infrastrutture

Nuove forme di investimento: le infrastrutture

Nel precedente articolo abbiamo parlato del nuovo panorama che si offre agli investitori sul come diversificare i propri risparmi, introducendo  Nuove Forme di Investimento per Portafogli Orientati al Reddito. E abbiamo visto come questi strumenti alternativi possono offrire un rendimento vantaggioso se inseriti all’interno di una corretta pianificazione finanziaria.

Abbiamo introdotto le infrastrutture tra le svariate possibilità su come diversificare i propri risparmi. E abbiamo accennato che le infrastrutture riscuotono molto interesse perché offrono rendimenti decorrelati dai mercati obbligazionari e azionari.

Oggi vogliamo parlare più in dettaglio proprio delle infrastrutture.

come diversificare i propri risparmi investendo sulle infrastrutture

Scopriamo insieme cosa sono le infrastrutture

Come abbiamo già accennato, le infrastrutture rappresentano una valida alternativa per diversificare i propri risparmi e ottenere un rendimento addizionale.

Ma di cosa si tratta?

Il termine infrastrutture si riferisce a tutti quegli elementi fondamentali che stanno alla base del funzionamento della società moderna: dall’energia ai trasporti, fino alle reti ed ai sistemi di comunicazione.

In particolare, all’interno del panorama delle infrastrutture, si sente sempre più spesso parlare di infrastrutture pure. Tale termine si utilizza per indicare servizi legati a bisogni essenziali, con società che operano in una posizione quasi monopolistica e registrano flussi di cassa sostenibili e con ritorni affidabili.

Eccone un esempio…

Tra questi soggetti possiamo, ad esempio, includere gli aeroporti ma non le compagnia aeree. O ancora un’autostrada a pedaggio ma non una società di costruzione di strade.

come diversificare i propri risparmi investendo sulle infrastrutture

Come diversificare i propri risparmi: 3 motivi per investire sulle infrastrutture

Vediamo insieme 3 motivi a supporto di queste nuove forme di investimento:

Motivo 1 – Opportunità di crescita a livello globale

Non si può negare che questa soluzione di investimento offre opportunità di crescita a livello globale. Il miglioramento delle infrastrutture sarà un tema dominante per qualsiasi Paese nei prossimi 20 anni. Si stima infatti che entro il 2030 sulle infrastrutture sarà investita una cifra di circa 49 trilioni di dollari.

Sono principalmente 2 i fattori che guidano la crescita delle infrastrutture come nuova soluzione di investimento:

  1. Le Privatizzazioni: si verificano quando le Istituzioni Pubbliche cedono le quote di controllo a soggetti privati. Ecco alcuni esempi di infrastrutture che possono essere privatizzate: autostrade a pagamento, porti, reti elettriche, reti di distribuzione, ecc.
  2. Crescita Organica: si verifica quando i proprietari delle infrastrutture ampliano e sviluppano il business esistente. Alcuni esempi: società nell’energia elettrica che accrescono l’attività attraverso oleodotti. Oppure gestori di autostrade che aumentano la rete stradale per rispondere all’aumento di domanda.

Motivo 2 – Potenziale rendimento

Le infrastrutture sono una valida alternativa su come diversificare i propri risparmi soprattutto in relazione al loro potenziale rendimento. Che diventa un rendimento vantaggioso se paragonato ad azioni e obbligazioni.

Qual’è il loro vantaggio?

Le infrastrutture hanno flussi di cassa consistenti e prevedibili. Queste caratteristiche dipendono dalla natura stessa dei servizi offerti, dalla crescita strutturale, dalle ingenti barriere all’ingresso e dall’elevata capacità di definire il prezzo.

Motivo 3 – La diversificazione del portafoglio

Scegliere le infrastrutture può rivelarsi un investimento vantaggioso non solo come strategia su come diversificare i propri risparmi ma anche in termini di protezione contro i ribassi.

Andiamo più nel dettaglio…

Dal 2001, i titoli legati alle infrastrutture hanno sovraperformato le azioni globali in 13 dei 18 trimestri durante i quali il Russell Global Index ha registrato un ritorno trimestrale negativo. In media, l’indice S&P Global Infrastructure ha sovraperformato le azioni globali del 2,8% durante i trimestri negativi. E questo porta a pensare che, se guardiamo al valore dell’investimento, si evince che la capacità di fornire protezione contro i ribassi sia importante quanto il  potenziale di crescita.

Tabella: Sovraperformance dell’indice S&P Global Infrastructure rispetto al Russell Global Index nei trimestri di performance negativa del mercato azionario

come diversificare i propri risparmi
(Fonte: Russell Research, the S&P Global Infrastructure Index and Russell Global Index, al 31/12/2016. Gli indici non sono gestiti e non possono essere investiti direttamente. A puro scopo illustrativo)

Massimizzare i benefici delle infrastrutture nel panorama su come diversificare i propri risparmi

Come già altre volte abbiamo sottolineato, indipendente dalla forma di investimento presa in considerazione, per massimizzare il rendimento e minimizzare il rischio, occorre valutare una soluzione di investimento studiata ad hoc sulla base delle proprie esigenze.

In riferimento alle infrastrutture, nel momento in cui si valuta questa nuova forma di investimento vanno fatte alcune considerazioni al riguardo per massimizzare i benefici ottenuti. E va distinta la tipologia di investimento che si vuole portare avanti:

  1. Investimento puro: si parla di investimento puro quando si ha a che fare con società attive esclusivamente nelle infrastrutture;
  2. Investimento globale: quando si valutano forme di investimento che coinvolgono altri Paesi oltre l’Italia (parliamo soprattutto del Nord America).

In conclusione, investire sulle infrastrutture rappresenta, nel panorama su come diversificare i propri risparmi, una componente essenziale per costruire redditizi Portafogli orientati al Reddito. Considerando la situazione attuale del mercato finanziario caratterizzata da bassi ritorni, l’obiettivo è sempre quello di individuare fonti di rendimento addizionali a supporto degli investitori.

 

Daniela Garoia – Consulente finanziario