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Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Gli Eurobond sono obbligazioni emesse congiuntamente dagli Stati membri dell’Unione Europea e garantite da tutti i partecipanti all’Eurozona. Nel 2016 il progetto è stato avanzato da diversi economisti come una possibile via di uscita alle manovre di Quantitative Easing per sostenere l’economia Ue.

Perché se ne parla in questa emergenza sanitaria?

Nell’emergenza coronavirus, gli Eurobond aiuterebbero a rilanciare l’economia. Tutti i Paesi membri potrebbero finanziarsi alle medesime condizioni e sostenere le imprese e le famiglie colpite economicamente dalla temporanea chiusura forzata dell’attività.  

Per i Paesi (cicale) già fortemente indebitati fornire aiuti di stato, sospendere il Patto di stabilità o applicare il MES sono misure capestro. Gli stati deboli si troverebbero a pagare un conto molto elevato, ad emergenza finita, in termini di spread.

Secondo alcuni economisti, l’emissione di Eurobond in una emergenza sanitaria che coinvolge tutti i paesi membri è condizione essenziale per la sopravvivenza dell’Unione Europea. Uno spirito solidale e una identità unitaria dissiperebbero il malcontento e le correnti nazionaliste presenti in diversi stati.

Vi sono, pero’, difficoltà oggettive da superare.

Perché l’Europa è divisa sull’emissione?

La Germania e diversi altri Paesi dell’Europa settentrionale, come l’Olanda, sono contrari agli Eurobond, per motivi diversi.

I paesi come l’Olanda, l’Irlanda, l’Austria e il Lussemburgo hanno aliquote fiscali agevolate e sono, percio’, paradisi fiscali. La Germania grazie ad un’economia solida e all’austerità delle sue finanze statali si finanzia già a tassi bassi o negativi. Queste economie forti (formiche) non vogliono condividere il debito con paesi più deboli (cicale).

I paesi cicale (Italia, Francia, Spagna e Belgio) sostengono fortemente l’emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. In cambio concedono ai paesi forti il mantenimento in proprio dei debiti pubblici pregressi. La richiesta prioritaria è garantire un piano di salvataggio sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee.

Quali sarebbero i vantaggi dell’emissione di Eurobond?

I vantaggi degli Eurobond sono i seguenti:

  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento liquido di dimensioni globali con un grado di sicurezza assimilabile ai titoli del tesoro americano.
  • Eviterebbero gli sbalzi di spread tra i paesi dell’Ue e la fuga di capitali da paesi deboli verso quelli più forti. Gli investitori cercano la sicurezza in Germania e il rendimento in Italia.
  • La volatilità e il rischio sarebbero più contenuti, gli Eurobond diventerebbero il titolo riferimento di comparazione sostituendo il Bund tedesco.
  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento su cui le banche Ue potrebbero investire evitando di concentrare i rischi nei bond sovrani del proprio Paese.

Quali sono le difficoltà all’emissione di Eurobond?

Le difficoltà all’emissione sono le seguenti:

  • Non vi è, ad oggi, una Unione fiscale in Europa. Le tasse e l’impiego delle risorse fiscali sono a discrezione dei singoli Paesi membri. Questi vedono ogni ingerenza da parte di Bruxelles come un affronto alla sovranità del paese.
  • Alcuni Paesi potrebbero necessitare di investimenti maggiori e il costo ricadrebbe su tutti gli altri Paesi. Questo creerebbe scontento nei contribuenti dei paesi economicamente più solidi. Sull’esempio di quello che avviene nel nostro paese tra Nord Italia e Sud Italia.
  • I costi di un default statale o di una ristrutturazione controllata del debito di un paese membro sarebbero distribuiti anche sugli altri. Perché un Paese membro economicamente forte dovrebbe mettere mano alle tasche dei suoi contribuenti per “salvare” le finanze di un altro Paese?

Il confronto tra i Paesi dell’Unione europea proseguirà nelle prossime settimane. Ripartirà esattamente con i due schieramenti: Sud e Nord, tra chi vuole condividere risorse e rischi e chi invece preferisce gestirsi le crisi da solo. C’è da augurarsi che si riesca a trovare una soluzione condivisa in modo da superare l’attuale situazione di difficoltà economica.

Coronavirus: panico e contagi anche sui mercati finanziari.

Coronavirus: panico e contagi anche sui mercati finanziari.

Coronavirus: cosa sta succedendo in Cina?

Wuhan è una delle più popolose città della Cina centrale, importante snodo di comunicazione tra nord e sud del paese. In questi ultimi giorni è, improvvisamente, diventata nota al grande pubblico perché è il focolaio epidemico del coronavirus. Le autorità cinesi stanno mettendo in atto misure straordinarie per isolare il virus e limitare la diffusione dei casi di infezione. Le autorità sanitarie di tutti i paesi del mondo sono ugualmente in allerta via via che aumentano le segnalazioni di casi al di fuori dei confini cinesi per evitare una pandemia. In questa fase è francamente ancora impossibile prevedere il decorso del virus.  Il miglior termine di paragone è la Sars, scoppiata in Cina nel 2002/2003, che causò 8.000 contagi e poco meno di 800 vittime. Da martedi scorso in 6 giorni i dati ufficiali sono passati da 300 a 2.900 contagiati e il numero di vittime è giunto a 81. Per cui sembra un virus meno letale ma assai più rapido nel diffondersi. A differenza di quanto avvenuto con la Sars, la autorità cinesi, memori del passato, sembrano aver messo in atto immediate e imponenti precauzioni. Intere città sono in quarantena, le attività commerciali e finanziari sono chiuse da giorni, le festività per il capodanno cinese sono state prolungate e sono stati cancellati gli eventi dedicati al festeggiamento proprio per evitare contagi.

Coronavirus e mercati: la paura ha contagiato i mercati finanziari.

Il livello di allarme da parte Organizzazione Mondiale della Sanità passato, in pochi giorni, da moderato ad elevato e le misure messe in atto dalle autorità cinesi e mondiali per evitare i contagi hanno avuto un impatto negativo sull’economia cinese e sui mercati finanziari. L’attività economica e i traffici commerciali in Cina sono stati ridotti drasticamente (molti porti ed aeroporti sono chiusi) e lo stesso è avvenuto agli scambi di merci tra Cina e resto del mondo. Alcuni settori dei listini asiatici hanno reagito positivamente (titoli farmaceutici e legati all’health care), altri hanno subito una forte contrazione (compagnie aeree, società attive nel business delle crociere e dei viaggi, settore del lusso, semiconduttori). Il coronavirus sta colpendo il mercato azionario e alcune società sono particolarmente vulnerabili poiché la loro crescita è dettata proprio dai consumatori cinesi. I marchi Estee Lauder e Nike, per esempio, generano entrambi il 17% delle loro entrate dalla Cina continentale ogni anno. Le azioni di Nike ed Estee Lauder sono scese rispettivamente del 4% e del 6% lunedì, quando il mercato ha ceduto alle paure più profonde.

Cosa cambia per i nostri investimenti?

Almeno finché non ci sarà maggior chiarezza sulle dinamiche del contagio, il suggerimento è quello di non apportare modifiche sostanziali all’attuale allocazione dei portafogli. I mercati azionari mondiali sono nella condizione in cui hanno bisogno di una correzione fisiologica dopo il robusto rally degli ultimi mesi. L’importante cedimento degli indici offre un’ottima opportunità di ingresso nell’ambito di una corretta pianificazione dei propri obiettivi. Resta sempre valido il consiglio di accumulare nei momenti di volatilità del mercato, come questo, attraverso acquisti frazionati nel tempo (pac o ingressi spot). I paesi emergenti, soprattutto quelli asiatici, offrono opportunità di rendimento molto elevate e superiori a quelle dei paesi sviluppati come Usa ed Europa. Nel  2003 e nel 2014, in occasione degli allarmi della Sars e del virus Ebola, gli indici asiatici ebbero il maggior calo nel momento della diffusione delle notizie relative ai contagi, poi l’allarme rientro’.

 Ci auguriamo questa improvvisa avversione al rischio e correzione sui mercati, motivata dai rischi di contagio, rientri a breve e rappresenti solo una buona opportunità per acquistare a prezzi di saldo.