Sei in
Tag: economia

Conviene investire sul petrolio in questo momento?

Conviene investire sul petrolio in questo momento?

I prezzi del petrolio sono crollati sotto zero. Molte persone mi hanno chiesto se sia il caso di acquistarlo dati i prezzi ultra bassi. Conviene INVESTIRE SUL PETROLIO in questo momento? Con quali strumenti è meglio farlo?

Per rispondere a questa domanda è necessario un breve viaggio nel mondo del petrolio per capirne le dinamiche e il funzionamento.

Come avvengono gli scambi sul mercato del petrolio?

Il petrolio è andato in negativo, non significa che il prezzo del barile è negativo, ma che il contratto sul petrolio ha prezzo negativo. I contratti petroliferi non vengono scambiati come le azioni. Scadono mensilmente in modo che il greggio possa essere consegnato agli acquirenti alla data prevista.

I partecipanti comprano e vendono petrolio usando futures o opzioni. Questi sono contratti a termine in cui viene fissato un prezzo tra un acquirente ed un venditore ed hanno scadenza mensile. Questo significa che oggi acquistiamo da un magnate saudita un cargo di petrolio a $20 al barile. E so che al prezzo di vendita di oggi posso rivendere il cargo a Trieste per $25 (che include costi di assicurazione, noleggio nave etc). Quello che posso fare è entrare nel mercato dei derivati fissare quel prezzo che mi dà un guadagno di $5. ll mercato dei futures (contratti derivati) si muove in base alla domanda e offerta del mercato del petrolio.

Perché il petrolio è negativo?

 Il fatto che il contratto sul petrolio sia ora negativo dipenda dalla struttura del mercato.

 Vi sono due principali strutture di mercato: il Contango e il Backwardation.

Il mercato è in Contango quando vi è più offerta che domanda nel mercato, ed è la situazione attuale, in cui non è conveniente vendere oggi perché il prezzo è troppo basso, conviene stoccare il prodotto in un magazzino e attendere un aumento dei prezzi.

La Backwardation è il contrario, quando vi è più domanda che offerta. Quindi è più redditizio vendere oggi.

Nel mondo del petrolio, il ruolo dello stoccaggio è molto importante, perché aiuta a livellare gli scostamenti tra domanda e offerta. Senza stoccaggio, quando la domanda diminuisce, i produttori e le raffinerie dovrebbero chiudere immediatamente. Questo è impossibile per la complessità del processo di estrazione. Non si spegne un pozzo o una raffineria con un interruttore.

Il future sul petrolio negativo significa che c’è talmente tanta offerta rispetto alla domanda nell’economia globale, che chi vende è disposto a pagare pur di liberarsene. E’ una situazione paradossale, che potrebbe anche peggiorare perchè non c’è più spazio per lo stoccaggio di petrolio grezzo.

 Il COVID-19 e il conseguente lockdown hanno ridotto drasticamente il consumo di petrolio.  La gente non si muove, non viaggia, i voli sono fermi, le aziende sono chiuse.

La Cina, uno dei massimi acquirenti, non sta consumando ed è fuori gioco per qualche mese.

Il cartello dei paesi produttori di petrolio l’OPEC e la Russia hanno deciso di non ridurre la produzione giornaliera. Una riduzione servirebbe in una fase in cui la domanda è in calo.

Conviene investire sul petrolio in questo momento?

Se si scommette su una variazione di prezzo giornaliera o settimanale si può acquistare un etf per fare trading.

Se si compra con la logica di medio lungo periodo, attendendosi che il prezzo del petrolio torni a livelli “normali” nel medio lungo periodo un investimento in un eft comporta attualmente rischi di perdite molto elevate. Le perdite possono verificarsi quando i fondi/etf si trovano ad alzare il sipario sulla loro esposizione alla scadenza dei contratti.

Se i prezzi dei contratti attuali sono al di sotto dei contratti per la consegna futura, allora un fondo petrolifero è costretto a vendere i propri contratti al prezzo più basso, per poi acquistare il contratto del mese successivo a un prezzo più alto solo per mantenere le proprie partecipazioni.

I maggiori ETF petroliferi hanno visto le loro partecipazioni nette aumentare del 400% nell’ultimo mese. Questi fondi petroliferi saranno esposti a perdite variabili ogni mese fino a quando i fondamentali del mercato non si stabilizzeranno. Questo processo di normalizzazione potrebbe richiedere diversi mesi. 

In questa situazione è più prudente e più redditizio comprare azioni di aziende che gravitano nel settore dello stoccaggio o di compagnie marittime. Fino a quando l’economia globale non ripartirà a ritmi sostenuti, sarà necessario stoccare il petrolio. I costi di stoccaggio e di trasporto merci aumenteranno e ne beneficeranno le società attive in questi servizi.

Questi alcuni suggerimenti utili per investire sul petrolio, alla luce delle opportunità attualmente presenti sul mercato.

Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria studiato per le tue specifiche esigenze, ecco i miei contatti.

Daniela Garoia – Consulente finanziario

Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Gli Eurobond sono obbligazioni emesse congiuntamente dagli Stati membri dell’Unione Europea e garantite da tutti i partecipanti all’Eurozona. Nel 2016 il progetto è stato avanzato da diversi economisti come una possibile via di uscita alle manovre di Quantitative Easing per sostenere l’economia Ue.

Perché se ne parla in questa emergenza sanitaria?

Nell’emergenza coronavirus, gli Eurobond aiuterebbero a rilanciare l’economia. Tutti i Paesi membri potrebbero finanziarsi alle medesime condizioni e sostenere le imprese e le famiglie colpite economicamente dalla temporanea chiusura forzata dell’attività.  

Per i Paesi (cicale) già fortemente indebitati fornire aiuti di stato, sospendere il Patto di stabilità o applicare il MES sono misure capestro. Gli stati deboli si troverebbero a pagare un conto molto elevato, ad emergenza finita, in termini di spread.

Secondo alcuni economisti, l’emissione di Eurobond in una emergenza sanitaria che coinvolge tutti i paesi membri è condizione essenziale per la sopravvivenza dell’Unione Europea. Uno spirito solidale e una identità unitaria dissiperebbero il malcontento e le correnti nazionaliste presenti in diversi stati.

Vi sono, pero’, difficoltà oggettive da superare.

Perché l’Europa è divisa sull’emissione?

La Germania e diversi altri Paesi dell’Europa settentrionale, come l’Olanda, sono contrari agli Eurobond, per motivi diversi.

I paesi come l’Olanda, l’Irlanda, l’Austria e il Lussemburgo hanno aliquote fiscali agevolate e sono, percio’, paradisi fiscali. La Germania grazie ad un’economia solida e all’austerità delle sue finanze statali si finanzia già a tassi bassi o negativi. Queste economie forti (formiche) non vogliono condividere il debito con paesi più deboli (cicale).

I paesi cicale (Italia, Francia, Spagna e Belgio) sostengono fortemente l’emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. In cambio concedono ai paesi forti il mantenimento in proprio dei debiti pubblici pregressi. La richiesta prioritaria è garantire un piano di salvataggio sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee.

Quali sarebbero i vantaggi dell’emissione di Eurobond?

I vantaggi degli Eurobond sono i seguenti:

  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento liquido di dimensioni globali con un grado di sicurezza assimilabile ai titoli del tesoro americano.
  • Eviterebbero gli sbalzi di spread tra i paesi dell’Ue e la fuga di capitali da paesi deboli verso quelli più forti. Gli investitori cercano la sicurezza in Germania e il rendimento in Italia.
  • La volatilità e il rischio sarebbero più contenuti, gli Eurobond diventerebbero il titolo riferimento di comparazione sostituendo il Bund tedesco.
  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento su cui le banche Ue potrebbero investire evitando di concentrare i rischi nei bond sovrani del proprio Paese.

Quali sono le difficoltà all’emissione di Eurobond?

Le difficoltà all’emissione sono le seguenti:

  • Non vi è, ad oggi, una Unione fiscale in Europa. Le tasse e l’impiego delle risorse fiscali sono a discrezione dei singoli Paesi membri. Questi vedono ogni ingerenza da parte di Bruxelles come un affronto alla sovranità del paese.
  • Alcuni Paesi potrebbero necessitare di investimenti maggiori e il costo ricadrebbe su tutti gli altri Paesi. Questo creerebbe scontento nei contribuenti dei paesi economicamente più solidi. Sull’esempio di quello che avviene nel nostro paese tra Nord Italia e Sud Italia.
  • I costi di un default statale o di una ristrutturazione controllata del debito di un paese membro sarebbero distribuiti anche sugli altri. Perché un Paese membro economicamente forte dovrebbe mettere mano alle tasche dei suoi contribuenti per “salvare” le finanze di un altro Paese?

Il confronto tra i Paesi dell’Unione europea proseguirà nelle prossime settimane. Ripartirà esattamente con i due schieramenti: Sud e Nord, tra chi vuole condividere risorse e rischi e chi invece preferisce gestirsi le crisi da solo. C’è da augurarsi che si riesca a trovare una soluzione condivisa in modo da superare l’attuale situazione di difficoltà economica.