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Categoria: finanza

Crisi Russia-Ucraina:opportunità e rischi

Crisi Russia-Ucraina:opportunità e rischi

Quando sono iniziate le tensioni Russia-Ucraina?

Le tensioni Russia-Ucraina non sono una novità. Il conflitto è iniziato nel 2014 con l’annessione della Crimea.

L’episodio dell’occupazione militare della Crimea si sviluppò in due fasi. Una interna e una militare con il coinvolgimento diretto della Russia. Ripercorrere gli eventi è sicuramente utile.

Alla fine del 2013, larghe manifestazioni di popolo si sollevarono contro il governo del presidente filorusso Janukovyc. Egli aveva deciso di rinviare la firma di un Accordo di Associazione tra Ucraina e Unione Europea. Le tensioni interne durarono settimane. Iniziarono gli scontri armati tra manifestanti e polizia, che culminarono con la fuga in Russia del presidente Janukovyc, esautorato da parte del Parlamento ucraino. Il 26 febbraio 2014, come reazione, l’esercito russo iniziò l’occupazione militare della penisola di Crimea.

Dopo pochi giorni, la regione era già sotto il controllo russo. L’11 marzo si tenne il referendum che sancì unilateralmente l’indipendenza della Crimea dall’Ucraina.

L’ultimo capitolo della storia fu l’approvazione di una risoluzione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il referendum fu dichiarato invalido.

Da allora, sulla Russia incombono una serie di sanzioni e restrizioni che sono ormai diventate parte di un “normale” funzionamento dei mercati.

Cosa sta accadendo ora al confine Russo-Ucraino?

A novembre dello scorso anno le tensioni Russo-Americane sul tema dell’Ucraina si sono riaccese. Immagini satellitari mostravano un importante raggruppamento di truppe russe ai confini dell’Ucraina.

L’amministrazione Biden minaccia sanzioni severe in caso di attacco all’Ucraina. Putin chiede che la NATO non ammetta l’Ucraina nell’alleanza atlantica.

Il quadro peggiora venerdì scorso quando fonti americane assicurano che la  Russia sia pronta ad attaccare l’Ucraina già questa settimana. Poi lunedì 21 febbraio la crisi tra Russia e Ucraina si​​​​ è inaspettatamente inasprita.

Dopo settimane di lavoro febbrile da parte delle diplomazie internazionali e un’alternanza impressionante di indiscrezioni proclami e notizie contrastanti, il presidente russo Vladimir Putin ha riconosciuto con un decreto l’indipendenza delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk, nel Donbass, che formalmente fanno parte del territorio ucraino, ma dal 2014 sono occupate da separatisti filorussi appoggiati dal Cremlino.

Stati Uniti e Unione Europea hanno annunciato nuove sanzioni nei confronti della Russia, e nella notte c’è stato un incontro molto teso del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

 

Guerra in Ucraina: la reazione dei mercati

 

La reazione dei mercati in caso di guerra in Ucraina la stiamo già osservando. I movimenti osservati sono quelli tipici di una fase di risk-off:

  • l’oro è in rialzo del 4%, il brent del 7.5% (98.3 $/barile) e il gas naturale europeo (TTF) del 5%;
  • I titoli più rischiosi come le azioni growth (ad elevata crescita) e i tecnologici  vengono abbandonati a favore di titoli più stabili e difensivi;
  • l’Euro Stoxx 50 sta lasciando sul terreno poco più del 5% e l’S&P 500 circa il 3%, con il VIX  (indice che misura la volatilità sui mercati) che punta nuovamente verso quota 30;
  • gli asset russi sono stati severamente colpiti, con un calo di oltre il 21% per la borsa e di circa il 5% per il rublo nei confronti del dollaro (da fine ottobre 2021 – momento in cui si sono riaccese le tensioni – le variazioni sono rispettivamente di -32% e -12%)
  • le valute rifugio registrano modesti apprezzamenti con il dollaro quasi invariato.​

Borsa Italiana ha aperto subito con il -3,72% dopo l’escalation. Non si segnalano titoli in rialzo, solo vendite e con punte alte sui bancari come Banco Bpm (-4,96%), Unicredit (-4,49%), Intesa Sanpaolo (-4,1%), Banca Mediolanum (-3,81%).

Cedono i bancari anche perché una delle prime sanzioni che verrà applicata dall’Unione Europea alla Russia, in caso di aggressione all’Ucraina, sarà la chiusura dei rubinetti bancari alle banche russe. La Bce cesserà l’operatività delle banche russe isolandola finanziariamente, di conseguenza tutte le attività economiche tra Russia e paesi dell’Unione Europea cesserebbero di colpo.

 

Ci sarà davvero una guerra?

 

La situazione è in rapida evoluzione. Le banche centrali sviluppate hanno recentemente segnalato preoccupazioni  per le pressioni inflazionistiche dovute in grande misura alla componente energetica, di cui la Russia è massimo produttore europeo.  Le prospettive di instabilità in Ucraina giocano un importante ruolo nell’ambito delle esportazioni di materie prime, in questo caso più legate all’agricoltura. L’Ucraina è uno dei maggiori produttori mondiali di mais e grano. Russia e Ucraina insieme garantiscono quasi un terzo del commercio mondiale. La Russia è già stremata economicamente dalle sanzioni che le sono state applicate e un’ondata di nuove sanzioni avrebbero un costo elevato per la popolazione russa e andrebbero ad aumentare la già elevata ineguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

In questi anni chi ha un po’ di militanza sui mercati ha gia’ visto guerre vere e mediatiche molto simili a questa. E’ possibile che si arrivi ad una soluzione diplomatica in extremis. In ogni caso è bene ricordare come sono andate le cose in caso di conflitto: i mercati hanno sempre avuto correzioni importati prima della effettiva “dichiarazione di guerra” per poi stabilizzarsi e successivamente recuperare le perdite, alcune volte anche in tempi relativamente brevi.  Per i mercati: “il tempo è galantuomo”!

Nella maggioranza dei casi i mercati odiano l’incertezza, percio’ preferiscono il noto, la certezza, anche in caso di guerra.

Davvero conviene a Putin invadere l’Ucraina? E l’Europa come risponderebbe?

A nessuno degli attori in gioco conviene un conflitto. La Germania non è disposta a mandare nemmeno armi e forse si limiterà a un prestito economico all’Ucraina per acquistarne.

L’Italia si è affrettata a garantirsi le forniture di gas dalla Russia, dal momento che dipendiamo da quella “canna” per oltre il 40%.

Biden ha addirittura ritirato i militari addestratori (non solo i civili) presenti sul suolo ucraino.

Le sanzioni annunciate dagli Usa sono di entità modesta rispetto alle attese. L’impressione è che stiano cercando di convincere Putin a fermarsi.

Un’invasione vera e propria dell’Ucraina non è nell’interesse della Russia, ed è probabile che l’Occidente continuerà a minimizzare la questione finché l’occupazione resterà limitata alla regione del Donbass, preferendo le sanzioni economiche a un’escalation militare.

E’ importante sottolineare che i rischi di un’invasione vera e propria sarebbero molto seri. Gli Stati Uniti difficilmente potrebbero ignorarla, perché rischierebbero di perdere credibilità.  Da un lato, infatti, apparirebbero incapaci di difendere i confini NATO (la Polonia, altamente anti-Russia, si troverebbe le truppe di Putin al confine). Dall’altro, darebbero un segnale di grande debolezza alla Cina sulla questione Taiwan.

 

Investire in Russia puo’ essere consigliato?

Dai dati evidenziati sopra, attualmente il listino russo è a sconto del 20-30% rispetto ai valori storici. Apparentemente potrebbe sembrare il miglior posto in cui investire, ma le questioni geopolitiche e le iniziative politiche ed economiche del governo russo scoraggiamo gli investitori istituzionali. Fino ad ottobre la borsa russa era salita ad un passo più che doppio rispetto alla media delle borse mondiali. Il rialzo era trainato, soprattutto, dai titoli dell’energia (Gazprom) e delle materie prime. Gazprom pesa per il 20% sulla borsa di Mosca. Il listino è molto concentrato su petroliferi e materie prime. Questo puo’ rappresentare un punto di forza in questo momento, ma nel tempo può diventare una debolezza (una elevata concentrazione su pochi settori significa maggiore rischio). La crescita economica  prevista per il 2022 è bassa (pari all’1%) senza considerare eventuali nuove  sanzioni. Pur essendo un gigante militare e per estensione territoriale, da un punto di vista economico è un nano: il peso dell’indice russo sull’indice mondiale è praticamente irrilevante.

Investire su questo mercato va valutato con attenzione, se si decide di farlo, con un peso basso in considerazione del rischio elevato.

 

Tre motivi per cui i mercati continuano a salire nonostante tutto!

Tre motivi per cui i mercati continuano a salire nonostante tutto!

Nonostante i motivi di incertezza dell’attuale contesto economico siano numerosi, i mercati azionari hanno ritrovato l’appetito per il rischio e continuano a salire.   Elenco solo alcuni fattori di incertezza che caratterizzano questo periodo:

  • rincaro dell’energia e delle materie prime,
  • indebolimento della crescita cinese e la questione “Evergrande” non ancora risolta,
  • l’inversione del tratto a lunga scadenza della curva dei rendimenti USA
  • graduale riduzione delle misure di stimolo che hanno sostenuto le economie

Nonostante questi fattori di incertezza che avrebbero potuto/dovuto generare nervosismo sui mercati, il trend rialzista si è mantenuto solido e i mercati azionari continuano a salire. In ottobre l’S&P 500 ha guadagnato il 7%, segnando nuovi massimi.  

 

Ecco i tre i motivi per cui mercati continuano a salire nonostante tutto!

Capacità di adattamento delle aziende

Le aziende hanno mostrato una forte capacità di adattamento. Nonostante l’incremento dei costi di produzione, i margini di profitto complessivi sono in aumento del 12,4%. La ripresa degli utili aziendali è stata sostenuta e favorita da un aumento dei consumi, che erano rimasti inespressi e bloccati a causa delle restrizioni covid. Le prospettive per i consumi dei mercati sviluppati rimangono ancora favorevoli, perché il livello di risparmio e di ricchezza delle famiglie è ancora molto elevato. L’aumento degli utili aziendali è uno dei principali driver della crescita azionaria.  

Tassi reali statunitensi negativi

Il secondo motivo che ha sostenuto il trend rialzista sul mercato è il livello dei tassi reali statunitensi, che sono rimasti in territorio ampiamente negativo. La ricerca di rendimento ha spinto gli investitori sul comparto azionario, unico che offre rendimenti positivi.  

Crescita stabile

La crescita americana si mantiene ancora abbastanza stabile nonostante la curva dei rendimenti americani sia piatta. La curva di rendimenti dovrebbe essere crescente: gli investitori che acquistano un’obbligazione, si aspettano un rendimento tanto più alto quanto più è avanti nel tempo la scadenza dell’obbligazione stessa.  La forma piatta è una anomalia tipica delle fasi di transizione e segnala una percezione di cambiamento nel ciclo economico e di conseguenza nella politica monetaria. In altre parole, gli investitori credono che la banca centrale, per rispondere al ciclo economico, cambierà il livello dei tassi d’interesse oggi o in futuro e in questa fase intermedia i rendimenti attesi diventano più omogenei. Il processo di appiattimento della curva viene chiamato flattening.

In un contesto di investimento in cui rimangono numerose le fonti di incertezza e pochi i capi saldi a cui ci si possono aggrappare è fondamentale dotarsi di metodi e strumenti adeguati per navigare al meglio questo contesto di mercato con un approccio dinamico e adatto a cogliere le opportunità di reddito più interessanti.

 

Questi alcuni suggerimenti per gestire i vostri investimenti, alla luce dei cambiamenti in atto nell’economia mondiale. Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria personalizzata, ecco i miei contatti. Daniela Garoia – Consulente finanziario  

Trova le differenze: Risparmio, Investimento, Speculazione.

Trova le differenze: Risparmio, Investimento, Speculazione.

 

Per gestire al meglio le proprie finanze è importante avere chiari i concetti di risparmio, investimento e speculazione. Questi differiscono nel significato, ma anche nei metodi che utilizzano e negli obiettivi che si prefiggono.
Queste distinzioni sono importanti perchè i mezzi di informazione e i mass media creano confusione e paura con titoli roboanti e terrificanti sui mercati legandoli a perdite colossali, rischi e speculazione mondiale. Molte persone hanno paura di investire, perché pensano che sia rischioso, ma l’attività di investire non è di per sé rischiosa. Non avere una minima istruzione in campo finanziario è rischioso.
Investire è un po’ come imparare ad andare in bicicletta. All’inizio quando si era piccoli, avevamo tutti paura di cadere e di farci male, ma dopo aver fatto un po’ di esperienza, è diventato del tutto normale salire sulla bicicletta e pedalare.
Anche ad investire si impara un po’ alla volta. L’esperienza e l’intelligenza finanziaria portano a diventare consapevoli delle scelte che si compiono.
Bisogna familiarizzare con i meccanismi dei mercati e con le caratteristiche dei principali strumenti finanziari.

Cosa significa risparmio?

Il risparmio è la quota di reddito che non viene spesa nel periodo in cui il reddito è percepito, ma è accantonato per essere speso in un momento futuro. Il risparmio è dunque una riduzione del consumo presente, che viene destinato a consumi futuri. Ciò che non si consuma si risparmia e, soprattutto, per meglio capire quanto si dovrebbe risparmiare oggi, in una logica di pianificazione finanziaria, si dovrebbe avere un’idea molto precisa di ciò che si dovrà/vorrà consumare in futuro. A questo concetto sono legati progetti di vita, vacanze, sogni da realizzare, acquisto di una casa, apertura di una attività, gli studi del figlio. La pianificazione di progetti futuri tradotti in termini economico finanziario è un aspetto difficile da gestire per la maggior parte degli italiani. Per pianificare correttamente il proprio futuro in termini finanziari, a mio avviso, occorre farsi aiutare da un buon consulente. Infatti, a parte i pochi pignoli e precisini che tengono da parte tutti gli scontrini e le ricevute, e che hanno una perfetta cognizione di quanto spendono ogni mese, i più hanno invece una vaga percezione di quanto consumano e di quanto risparmiano: ad esempio, provate a chiedervi quanto spendete all’anno in pizzeria/ristorante, per le vacanze, per le spese mediche ecc. Figuratevi quanto sia complesso comprendere esattamente l’ammontare delle risorse finanziarie necessarie per mantenere un adeguato tenore di vita o realizzare un progetto tra 10, 15 o 20 anni. E’ importante decidere quanto destinare al risparmio ogni mese. Una volta deciso il proprio livello di risparmio, si deve però decidere come investire quanto messo da parte. Cosa significa allora investire?

Cosa significa investimento?

L’investimento avviene quando una certa quantità di denaro a disposizione viene impiegata per cercare di ottenere un valore futuro superiore. Il denaro che investo deve lavorare per me nel tempo.
Investo del denaro perché desidero avere un valore maggiore in futuro, in modo da avere un vantaggio. L’investitore è orientato alla strategia di medio e lungo periodo, svincolato dalla pura logica delle performance di breve periodo e generalmente valuta il rendimento complessivo dell’intero portafoglio. Non si valuta la performance di ciascun asset componente il portafoglio, ma il rendimento e la volatilità del portafoglio complessivo.
Il raggiungimento degli obiettivi prefissi si pone come priorità delle sue valutazioni. Inoltre l’investitore di lungo termine ha generalmente nei confronti del rischio, inteso come volatilità del suo portafoglio, una gestione statica, cioè lascia che i movimenti di breve periodo non vadano ad inficiare la strategia adottata in precedenza.

Quando investiamo è essenziale impiegare il nostro denaro in situazioni che comprendiamo e adatte a noi e ai nostri obiettivi. Infatti:
1. Non tutti gli investimenti vanno bene per tutte le persone
2. Prima di investire comprendi attentamente in cosa investi
3. Considera quanto tempo hai a disposizione per il tuo investimento

Come si effettua un investimento?

Il mercato fa meglio del singolo titolo; senza entrate troppo in dettagli tecnici, ciò è dovuto al fatto che la distribuzione delle performance dei titoli quotati è caratterizzata da una skewness (asimmetria) positiva, tale per cui i rendimenti molto elevati di pochi titoli controbilanciano le performance modeste di tutti gli altri titoli quotati.
In definitiva, mentre l’andamento del mercato globalmente inteso è legato all’andamento complessivo dell’economia (il mondo continua a crescere sempre!), le vicende delle singole società quotate dipendono da situazioni particolari; e molte aziende quotate, peraltro, falliscono o sono assorbite nel corso del tempo.
Investire, quindi, significa partecipare alla crescita globale dell’economia.

In termini semplici, la crescita mondiale si riflette, nel medio- lungo termine, sul valore delle azioni delle società quotate: ovviamente, come detto, alcune società falliscono nel corso del tempo, ma l’indice in sé rappresenta sempre le azioni delle società migliori e, per costruzione, non può fallire. Il grafico sottostante mostra la performance netta cumulata di un investimento nell’indice Msci World da aprile 2006 ad oggi.

 

Grafico del Msci World Index alla data odierna.

L’indice  Msci World è composto da titoli come Apple, Amazon, Alphabet… ecc e cambia nel tempo a seconda delle società a maggiore crescita e capitalizzazione.
Il mondo cresce nel tempo e crea un potenziale rendimento finanziario di medio-lungo termine tutto sommato facile da ottenere attraverso un portafoglio diversificato. Come bilanciare, all’interno di tale portafoglio la componente azionaria, obbligazionaria e gli asset reali sarà oggetto di un successivo approfondimento.
Ovviamente, è fondamentale lungo il percorso di investimento restare sempre orientati all’obiettivo. Quando il mare è in burrasca, non si deve abbandonare la nave. Altrimenti si rischia di annegare invece di arrivare a terra.

Cosa significa speculazione?

Speculazione significa impiegare una somma di denaro cercando di prevedere ed anticipare gli andamenti futuri di una attività finanziaria. L’orizzonte temporale di riferimento è il breve termine, lo speculatore cerca di ottenere profitti dagli scostamenti anche minimi dei prezzi degli assets finanziari anche nel giro di pochi minuti o di poche ore.
Lo speculatore, dato il maggiore rischio dato dal cercare di “scommettere” sull’andamento di una attività finanziaria, adotta strategie dirette a chiudere le posizioni molto velocemente quando non riesce a controllare totalmente il mercato. I movimenti che notiamo sulle criptovalute, per esempio, sono estremamente speculativi.
Non è questa la sede per discutere se la speculazione sia un male o un bene, ma se portata all’eccesso, le conseguenze possono essere nefaste sia per i piccoli investitori che per i grandi investitori.

 

Con il grano fai la grana: le commodities agricole

Con il grano fai la grana: le commodities agricole

Le opportunità di investimento sono molteplici e possiamo fruttare questa molteplicità a nostro favore per ottenere rendimenti elevati e stabili nel tempo.

Leggendo la stampa finanziaria, le opportunità di investimento sembrano essere unicamente la tecnologia e le cryptovalute. Nel 2020 c’è stato un fortissimo apprezzamento su questi due settori, ma oggi ci sono dubbi sulla sostenibilità di questa crescita e timori per lo scoppio di una possibile bolla. Non voglio dissuadere chi è ancora convinto sia giusto acquistare e detenere Microsoft, Amazon, Apple.

Il settore tecnologico ha portato grandi benefici agli investitori e rimarrà cruciale anche nei prossimi anni. E’, però, importante mantenere alta l’attenzione sulle nostre scelte di investimento perchè stiamo vivendo una condizione straordinaria sui mercati. Non sappiamo quando e come, ma sappiamo che finirà nello stesso modo di sempre…i prezzi salgono e i prezzi scendono. La diversificazione settoriale aiuta a sfruttare al meglio le opportunità che le variazioni di prezzo ci offrono. Ecco perchè investire nelle commodities agricole è un’ottima opportunità di investimento.

La diversificazione settoriale

La diversificazione è uno dei principi basilari per investire. Quando parliamo di diversificazione, possiamo applicare anche una diversificazione settoriale. La rotazione settoriale, ossia vendere un settore che ha esaurito le sue potenzialità di crescita a favore di uno con migliori prospettive, è una delle componenti per costruire portafogli capaci di resistere alle turbolenze e continuare a produrre rendimento.

Questo è il momento per avvicinarsi e riscoprire anche altri settori oltre a quelli più conosciuti e pubblicizzati, allo scopo di operare una corretta manutenzione del proprio portafoglio sfruttando nuove opportunità di crescita.

Le commodities agricole come opportunità di investimento

Zucchero, caffè e grano li consumiamo tutti i giorni, li usiamo per le nostre ricette, ma non li consideriamo per i nostri investimenti.

Le commodities agricole e le nuove tecnologie che saranno applicate a questo settore saranno un fenomeno da tenere in grande considerazione nei prossimi anni.

L’aumento della popolazione e della classe medie, soprattutto nei paesi emergenti, ha portato ad un maggiore consumo di generi alimentari. In futuro sarà necessario introdurre innovazioni tecnologiche per la semina e per il raccolto con l’utilizzo di macchinari per l’agricoltura di precisione.

La popolazione mondiale utilizzerà il 50% in più di risorse alimentari entro il 2050. La crescita più elevata si osserverà in Asia e Africa regioni che sono già tra i maggiori consumatori di cereali e soffrono di scarsità di risorse alimentari.

Fonte: Food and Agricultural Organisation

Con il grano fai la grana: le commodities agricole!!

Da agosto l’oro ha cominciato a tramontare nei desideri degli investitori, dopo aver toccato il suo massimo storico. Nello stesso mese le commodities agricole sono entrate in un bull market. I primi scambi di materie prime nel settore agricolo risalgono a migliaia di anni fa: si può dunque considerare il mercato finanziario più antico del mondo. Grazie però allo stretto collegamento tra i prezzi e le condizioni meteorologiche, la domande e l’offerta e molti altri fattori, è un mercato che regala sempre nuove opportunità.

Secondo gli esperti, i cambiamenti climatici e il vento caldo oceanico porteranno ulteriori sfide da affrontare agli agricoltori in molte parti del mondo. Questo creerà carenza di prodotto, e un conseguente aumento dei prezzi.

Un fenomeno storico, da non sottovalutare in un’epoca come quella che viviamo, è che la carenza di prodotti agricoli può contribuire a generare rivolte o pressioni politiche. Le dimenticate “primavere arabe” di circa dieci anni fa furono dovute all’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e alla loro carenza.

Il ripetersi di tale fenomeno costringerà molti governi a fare incetta di materie prime agricole, contribuendo all’ulteriore aumento dei prezzi.

Con questo articolo non voglio consigliare prodotti specifici o investimenti sulle materie prime, ma solo ricordare che in una corretta pianificazione di portafoglio possono trovare uno spazio anche le materie prime agricole.

La diversificazione settoriale è un piccolo tassello del concetto più ampio di diversificazione.

La diversificazione settoriale deve essere ponderata attentamente in relazione all’ammontare del vostro patrimonio e alle varie componenti che già sono presenti nel vostro portafoglio. Ovviamente maggiore spazio sarà dato a investimenti di tipo tradizionale, ma una piccola percentuale potete destinarla in certi periodi alle commodities agricole per aumentare il rendimento del vostro portafoglio.

Volatilità in arrivo: è un’ opportunità di acquisto?

Volatilità in arrivo: è un’ opportunità di acquisto?

La volatilità è uno dei concetti base della finanza, ma non sempre le sue implicazioni sono chiare a tutti i risparmiatori. La volatilità, che è vista dalla maggioranza degli investitori solo in una accezione negativa, in realtà puo’ rappresentare una opportunità di acquisto.

Che cos’è la volatilità?

La volatilità è una misura della variazione percentuale del prezzo di uno strumento finanziario nel corso del tempo. Da un punto di vista matematico la volatilità indica la distanza del prezzo di uno strumento o di un bene dal suo valore medio. Questo vale per le azioni, per le obbligazioni, le valute, le materie prime e tutto quanto viene scambiato con negoziazione immediata.

Sui mercati si verificano fasi, più settimane o più mesi, in cui le oscillazioni delle quotazioni degli strumenti finanziari sono molto vistose, in questo caso di parla di fase di volatilità.

In questi periodi la volatilità può rappresentare una opportunità di acquisto.

Perché la volatilità è importante per i tuoi investimenti?

L’economia è come un immenso oceano sulla cui superficie si propagano onde di diversa altezza (volatilità). Ci saranno momenti in cui la superficie è piatta o leggermente increspata e momenti in cui le onde saranno più alte. Queste onde sono locali e limitate nel tempo e la superficie del mare tornerà leggermente increspata o piatta.

Esattamente come una tempesta la volatilità dei mercati mette ansia al risparmiatore perché è difficile gestirla. Se gestita correttamente, la volatilità offre opportunità di acquisto che permettono di aumentare la performance di un portafoglio. Durante una fase di volatilità di mercato, infatti, i prezzi di tutte le società scendono ed è possibile acquistare a sconto asset finanziari che nel tempo torneranno al loro valore medio.

Volatilità, se la conosci la governi.

In questo momento vi sono molte situazioni che creano incertezza:

  • L’impennata di contagi che si registra in Europa e negli Usa potrebbe portare ad inasprimenti delle misure anti-Covid che andrebbero a peggiorare le condizioni di economie già pesantemente colpite dalla prima ondata di pandemia.
  • L’esito delle elezioni Usa non è scontato e potrebbe “sorprendere” il mercato.
  • La Brexit è alle sue battute finali.

 Queste situazioni dall’esito al momento incerto potrebbero dare vita ad una fase di volatilità nei prossimi due mesi. Proprio questa volatilità può costituire un’opportunità per aumentare il rischio dei portafogli in virtù di uno scenario più ottimistico sui mercati per i 12 mesi a venire.

Lo scoglio delle elezioni Usa sarà presto superato, la lunga saga della Brexit finalmente si concluderà, i fondi del Recovery Fund andranno a finanziare le economie europee più colpite. E’ probabile che sia disponibile nei prossimi mesi un vaccino o una terapia efficace per contrastare il covid e in ogni caso avremo probabilmente acquisito una maggiore capacità di adattamento in termini di distanziamento sociale, di capacità di proteggere i soggetti più vulnerabili ed efficienza nel monitoraggio e nel tracciamento.

Una fase di volatilità, ben gestita, rappresenta una opportunità per aumentare i rendimenti dei vostri investimenti.

Questi alcuni suggerimenti per gestire i vostri investimenti, alla luce dei cambiamenti in atto nell’economia mondiale.

Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria personalizzata, ecco i miei contatti.

Daniela Garoia – Consulente finanziario

Recovery fund: “istruzioni per l’uso”.

Recovery fund: “istruzioni per l’uso”.

Il Consiglio europeo ha approvato un pacchetto di aiuti per stimolare l’economia dell’Europa e per affrontare la crisi economica da covid: il famoso Recovery Fund. Da dove proviene questo denaro? Come viene suddiviso tra i vari paesi membri? Quali sono le istruzioni per l’uso del Recovery Fund?

Cosa è il Recovery Fund?

Il Recovery Fund, o Next generation EU, è un nuovo strumento europeo per la ripresa approvato dal Consiglio europeo straordinario del 21 luglio. I Capi di Stato e di governo europei hanno previsto di incrementare il bilancio su base temporanea tramite nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari per un ammontare pari a 750 miliardi di euro. Una parte dei 750 miliardi previsti (ossia 390 miliardi di euro) saranno erogati sotto forma di sovvenzioni, che non dovranno essere restituiti dai paesi beneficiari. La parte rimanente, quindi 360 miliardi, saranno distribuiti sotto forma di prestiti, quindi dovranno essere restituiti.

Senza dubbio il Recovery Fund introduce un’importante novità nell’universo europeo. Per la prima volta è stata prevista una condivisione del debito. Per la prima volta la Commissione europea potrà emettere dei titoli comuni che non andranno ad incidere negativamente sugli spread dei singoli stati.

Qual è il budget del Recovery Fund destinato all’Italia?

All’Italia, paese più colpito dal covid, è riservata la parte più cospicua dei finanziamenti, in totale 209 miliardi di euro.

Pochi giorni fa la Commissione europea ha pubblicato le ‘istruzioni per l’uso’ del ‘Recovery Fund’.

Prima regola: i soldi non devono essere usati per un taglio generalizzato delle tasse! L’ipotesi di utilizzare i fondi del Recovery Fund per il taglio delle tasse, come è stato detto da alcune parti politiche non sarebbe un’utilizzo efficace di queste risorse.

La Commissione accetterebbe i progetti di riduzione fiscale solo se finalizzati a incentivare gli investimenti green, sul digitale o comunque in linea con le raccomandazioni elaborate per ogni Stato membro e con le istruzioni d’uso del recovery fund.

Quali sono i settori strategici per lo sviluppo economico in Italia?

Le raccomandazioni della Commissione europea per dare slancio all’economia italiana sono: riforma ed efficientamento della pubblica amministrazione, della giustizia e dell’occupazione.

L’Italia deve riprendere a crescere, perché già prima della crisi sanitaria non cresceva. Servono misure dichiaratamente più espansive, ossia investimenti pubblici. Questi alimentano subito la domanda e lasciano qualcosa alle future generazioni. Attuando azioni espansive lo stato trasferirebbe ricchezza alle famiglie e alle imprese, perciò sarebbe cruciale implementare un programma di investimenti pubblici in infrastrutture per dare slancio all’economia. Meno efficace per la ripresa sarebbe un taglio delle tasse, perché si correrebbe il rischio che, pur spendendo molto, queste risorse alimentino più il risparmio che la domanda, sia per le famiglie, sia per le imprese.

Quali sono le “istruzioni per l’uso” del Recovery Fund?

Ecco le sette indicazioni del manuale d’uso diffuso qualche giorno fa:

  1. introduzione di tecnologie pulite e accelerazione dello sviluppo e dell’uso delle energie rinnovabili;
  2. miglioramento dell’efficienza energetica di edifici pubblici e privati;
  3. promozione di tecnologie pulite per accelerare l’uso di trasporti, stazioni di ricarica e rifornimento sostenibili, accessibili e l’estensione del trasporto pubblico;
  4.  rapido lancio di servizi a banda larga rapidi in tutte le regioni e le famiglie, comprese le reti in fibra e 5G;
  5. digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei servizi, compresi i sistemi giudiziario e sanitario;
  6. aumento delle capacita’ del data cloud industriale europeo e lo sviluppo dei processori piu’ potenti, all’avanguardia e sostenibili;
  7. adattamento dei sistemi educativi per supportare le competenze digitali e la formazione educativa e professionale per tutte le età.
Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Cosa sono gli Eurobond?

Gli Eurobond sono obbligazioni emesse congiuntamente dagli Stati membri dell’Unione Europea e garantite da tutti i partecipanti all’Eurozona. Nel 2016 il progetto è stato avanzato da diversi economisti come una possibile via di uscita alle manovre di Quantitative Easing per sostenere l’economia Ue.

Perché se ne parla in questa emergenza sanitaria?

Nell’emergenza coronavirus, gli Eurobond aiuterebbero a rilanciare l’economia. Tutti i Paesi membri potrebbero finanziarsi alle medesime condizioni e sostenere le imprese e le famiglie colpite economicamente dalla temporanea chiusura forzata dell’attività.  

Per i Paesi (cicale) già fortemente indebitati fornire aiuti di stato, sospendere il Patto di stabilità o applicare il MES sono misure capestro. Gli stati deboli si troverebbero a pagare un conto molto elevato, ad emergenza finita, in termini di spread.

Secondo alcuni economisti, l’emissione di Eurobond in una emergenza sanitaria che coinvolge tutti i paesi membri è condizione essenziale per la sopravvivenza dell’Unione Europea. Uno spirito solidale e una identità unitaria dissiperebbero il malcontento e le correnti nazionaliste presenti in diversi stati.

Vi sono, pero’, difficoltà oggettive da superare.

Perché l’Europa è divisa sull’emissione?

La Germania e diversi altri Paesi dell’Europa settentrionale, come l’Olanda, sono contrari agli Eurobond, per motivi diversi.

I paesi come l’Olanda, l’Irlanda, l’Austria e il Lussemburgo hanno aliquote fiscali agevolate e sono, percio’, paradisi fiscali. La Germania grazie ad un’economia solida e all’austerità delle sue finanze statali si finanzia già a tassi bassi o negativi. Queste economie forti (formiche) non vogliono condividere il debito con paesi più deboli (cicale).

I paesi cicale (Italia, Francia, Spagna e Belgio) sostengono fortemente l’emissione di Eurobond per far fronte alla crisi. In cambio concedono ai paesi forti il mantenimento in proprio dei debiti pubblici pregressi. La richiesta prioritaria è garantire un piano di salvataggio sanitario, economico e sociale, gestito dalle istituzioni europee.

Quali sarebbero i vantaggi dell’emissione di Eurobond?

I vantaggi degli Eurobond sono i seguenti:

  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento liquido di dimensioni globali con un grado di sicurezza assimilabile ai titoli del tesoro americano.
  • Eviterebbero gli sbalzi di spread tra i paesi dell’Ue e la fuga di capitali da paesi deboli verso quelli più forti. Gli investitori cercano la sicurezza in Germania e il rendimento in Italia.
  • La volatilità e il rischio sarebbero più contenuti, gli Eurobond diventerebbero il titolo riferimento di comparazione sostituendo il Bund tedesco.
  • Gli Eurobond sarebbero uno strumento su cui le banche Ue potrebbero investire evitando di concentrare i rischi nei bond sovrani del proprio Paese.

Quali sono le difficoltà all’emissione di Eurobond?

Le difficoltà all’emissione sono le seguenti:

  • Non vi è, ad oggi, una Unione fiscale in Europa. Le tasse e l’impiego delle risorse fiscali sono a discrezione dei singoli Paesi membri. Questi vedono ogni ingerenza da parte di Bruxelles come un affronto alla sovranità del paese.
  • Alcuni Paesi potrebbero necessitare di investimenti maggiori e il costo ricadrebbe su tutti gli altri Paesi. Questo creerebbe scontento nei contribuenti dei paesi economicamente più solidi. Sull’esempio di quello che avviene nel nostro paese tra Nord Italia e Sud Italia.
  • I costi di un default statale o di una ristrutturazione controllata del debito di un paese membro sarebbero distribuiti anche sugli altri. Perché un Paese membro economicamente forte dovrebbe mettere mano alle tasche dei suoi contribuenti per “salvare” le finanze di un altro Paese?

Il confronto tra i Paesi dell’Unione europea proseguirà nelle prossime settimane. Ripartirà esattamente con i due schieramenti: Sud e Nord, tra chi vuole condividere risorse e rischi e chi invece preferisce gestirsi le crisi da solo. C’è da augurarsi che si riesca a trovare una soluzione condivisa in modo da superare l’attuale situazione di difficoltà economica.

Coronavirus: panico e contagi anche sui mercati finanziari.

Coronavirus: panico e contagi anche sui mercati finanziari.

Coronavirus: cosa sta succedendo in Cina?

Wuhan è una delle più popolose città della Cina centrale, importante snodo di comunicazione tra nord e sud del paese. In questi ultimi giorni è, improvvisamente, diventata nota al grande pubblico perché è il focolaio epidemico del coronavirus. Le autorità cinesi stanno mettendo in atto misure straordinarie per isolare il virus e limitare la diffusione dei casi di infezione. Le autorità sanitarie di tutti i paesi del mondo sono ugualmente in allerta via via che aumentano le segnalazioni di casi al di fuori dei confini cinesi per evitare una pandemia. In questa fase è francamente ancora impossibile prevedere il decorso del virus.  Il miglior termine di paragone è la Sars, scoppiata in Cina nel 2002/2003, che causò 8.000 contagi e poco meno di 800 vittime. Da martedi scorso in 6 giorni i dati ufficiali sono passati da 300 a 2.900 contagiati e il numero di vittime è giunto a 81. Per cui sembra un virus meno letale ma assai più rapido nel diffondersi. A differenza di quanto avvenuto con la Sars, la autorità cinesi, memori del passato, sembrano aver messo in atto immediate e imponenti precauzioni. Intere città sono in quarantena, le attività commerciali e finanziari sono chiuse da giorni, le festività per il capodanno cinese sono state prolungate e sono stati cancellati gli eventi dedicati al festeggiamento proprio per evitare contagi.

Coronavirus e mercati: la paura ha contagiato i mercati finanziari.

Il livello di allarme da parte Organizzazione Mondiale della Sanità passato, in pochi giorni, da moderato ad elevato e le misure messe in atto dalle autorità cinesi e mondiali per evitare i contagi hanno avuto un impatto negativo sull’economia cinese e sui mercati finanziari. L’attività economica e i traffici commerciali in Cina sono stati ridotti drasticamente (molti porti ed aeroporti sono chiusi) e lo stesso è avvenuto agli scambi di merci tra Cina e resto del mondo. Alcuni settori dei listini asiatici hanno reagito positivamente (titoli farmaceutici e legati all’health care), altri hanno subito una forte contrazione (compagnie aeree, società attive nel business delle crociere e dei viaggi, settore del lusso, semiconduttori). Il coronavirus sta colpendo il mercato azionario e alcune società sono particolarmente vulnerabili poiché la loro crescita è dettata proprio dai consumatori cinesi. I marchi Estee Lauder e Nike, per esempio, generano entrambi il 17% delle loro entrate dalla Cina continentale ogni anno. Le azioni di Nike ed Estee Lauder sono scese rispettivamente del 4% e del 6% lunedì, quando il mercato ha ceduto alle paure più profonde.

Cosa cambia per i nostri investimenti?

Almeno finché non ci sarà maggior chiarezza sulle dinamiche del contagio, il suggerimento è quello di non apportare modifiche sostanziali all’attuale allocazione dei portafogli. I mercati azionari mondiali sono nella condizione in cui hanno bisogno di una correzione fisiologica dopo il robusto rally degli ultimi mesi. L’importante cedimento degli indici offre un’ottima opportunità di ingresso nell’ambito di una corretta pianificazione dei propri obiettivi. Resta sempre valido il consiglio di accumulare nei momenti di volatilità del mercato, come questo, attraverso acquisti frazionati nel tempo (pac o ingressi spot). I paesi emergenti, soprattutto quelli asiatici, offrono opportunità di rendimento molto elevate e superiori a quelle dei paesi sviluppati come Usa ed Europa. Nel  2003 e nel 2014, in occasione degli allarmi della Sars e del virus Ebola, gli indici asiatici ebbero il maggior calo nel momento della diffusione delle notizie relative ai contagi, poi l’allarme rientro’.

 Ci auguriamo questa improvvisa avversione al rischio e correzione sui mercati, motivata dai rischi di contagio, rientri a breve e rappresenti solo una buona opportunità per acquistare a prezzi di saldo.

Il 2019: un anno eccezionale!!!!!!!

Il 2019: un anno eccezionale!!!!!!!

“Se camminassimo solo nelle giornate di sole, non raggiungeremmo mai la nostra destinazione.”  Paulo Coelho

Il 2019 è stata un’ottima annata sui mercati finanziari

Siamo verso la fine di un altro anno, il mio 20° anno di lavoro.

Nella mia carriera professionale, così come sui mercati, ci sono stati anni di crescita, anni complessi, anni di cambiamento e anni eccezionali.

Le fasi alterne sono naturali, necessarie e fisiologiche.

Le sfide e gli ostacoli creano le condizioni per giungere a cambiamenti che ci porteranno a nuovi traguardi. Nel 2013, ad esempio, non ero più allineata al metodo di lavoro che imponevano in banca a chi si occupava di titoli (pressioni commerciali, nessuna considerazione delle esigenze dei clienti, unico obiettivo massimizzare la redditività della banca), queste modalità erano in conflitto con il mio sistema di valori. Proprio come puo’ avvenire in un rapporto d’amore ad un certo punto della relazione non si è più adatti l’uno per l’altra…e bisogna separarsi per il bene di entrambi!!!!!

Il 2013 è stato per me un anno di sfide, di cambiamento e di rinascita, il 2018 un anno terribile, il 2019 un anno eccezionale. Così è la vita.

Nella vita ci sono pochi grandi momenti eccezionali, alcuni momenti veramente difficili e tanti momenti normali, il segreto è quello di godersi appieno i grandi momenti e metterli in memoria, coccolarseli e tirarne fuori il profumo nei momenti in cui la vita ci propone profumi e sensazioni che non ci piacciono.

I cicli sono naturali nella vita e sui mercati, trovare l’equilibro mentale per riuscire ad andare su e giù dall’ ottovolante può sembrare complicato …. in realtà servono le stesse abilità metodo e disciplina…i momenti di squilibrio sono preludio di momenti di “rialzo” e di rinascita.

Possiamo celebrare il 2019 come un anno eccezionale sui mercati: tutti gli indici stanno chiudendo con rendimenti a doppia cifra, siamo tutti sereni e contenti degli ottimi risultati raggiunti, ma non bisogna dimenticare che il 2018 è entrato negli annali come l’anno “horribilis”. Tutte le principali classi di investimento avevano subito importanti ribassi, con una intensità che non si verificava da almeno 20 anni.

In che modo si affrontano i momenti positivi e quelli negativi sui mercati?

Si affrontano nella stessa maniera, le regole e i comportamenti sono gli stessi:Diversificare i propri investimenti

Investire gradualmente, tramite Piani di Accumulo o ingressi frazionati

Scegliere investimenti decorrelati rispetto all’andamento del mercato

Focalizzarsi sull’analisi delle vostre esigenze, sulla pianificazione dei vostri obiettivi finanziari e applicare la corretta strategia di investimento per raggiungere i risultati

Metodo, disciplina e comportamenti razionali

I miei clienti

I miei clienti sono persone speciali, uomini e donne, che si fidano di me, si affidano a me. Avere un “allenatore” che li segue con incontri, telefonate, messaggi, report e ti dice cosa fare è vantaggioso.

I miei clienti sono la ragione per cui faccio questo lavoro. La loro fiducia e la loro stima hanno contribuito a rafforzare la mia scelta, dettata prima di tutto da valori di trasparenza ed etica professionale.

Spesso, quando si è dentro il film da protagonista non si riescono a vedere le cose con la giusta lucidità e distacco: si rendono i problemi più grandi di quello che in realtà sono o si tende a sottovalutare alcuni aspetti importanti che possono creare problemi. Questo avviene anche quando si gestiscono i propri risparmi, si commettono errori di valutazione o dettati dall’emotività.

Il mio ruolo è proprio questo: far vedere le cose come sono realmente, orientando i miei clienti nelle scelte più corrette e razionali, sia nei momenti complessi che nei momenti di crescita dei mercati, condividendo con loro competenze, informazioni, idee e stati d’animo.

Gestire il cambiamento nella vita e sui mercati è complesso, ma si può fare mettendosi in gioco quotidianamente, impegnandosi a migliorare i propri comportamenti emotivi con metodo e disciplina.

Grazie

A tutti voi: a chi mi legge, a chi mi supporta, a chi impara da me ed a chi mi insegna.

Grazie, con l’auspicio, per me personalmente, e per ognuno di voi che anche l’anno 2020 sia all’altezza delle nostre aspettative.

Buon Anno!!!!

Mes: chi è costui? Perchè sta creando una bufera sulla politica italiana?

Mes: chi è costui? Perchè sta creando una bufera sulla politica italiana?

Mes, questo sconosciuto!!!!Esattamente come è successo anni fa con il termine spread, termine conosciuto solo dagli addetti ai lavori ed oggi sulla bocca di tutti, in questi giorni un altro termine è letteralmente balzato agli onori della cronaca. Sto parlando dell’ESM, European Stability Mechanism, ribattezzato in italiano Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità o anche detto Fondo Salva-Stati. 

COS’E’ L’ESM?

L’ESM è il meccanismo di stabilizzazione finanziaria entrato in vigore nel 2012 per rispondere agli choc innescati dalla crisi del debito sovrano nell’Eurozona. La sua funzione è quella di prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria dell’Unione Europea.

ll capitale su cui può contare il MES è di 700 miliardi di euro di cui gli stati membri iniziano a versare pro quota 80 miliardi di euro (la Germania con quasi il 27% del capitale è il primo finanziatore; l’Italia partecipa con il 18%).  Ad oggi il MES ha concesso prestiti a Cipro (€6,3 miliardi), Grecia (€61,9 miliardi) e Spagna (€41,3 miliardi).

In questi giorni questo meccanismo è salito agli onori della cronaca perché sta proseguendo il dibattito sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), una questione che divide la maggioranza parlamentare e minaccia la stabilità del governo. Il capo del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio continua a chiedere di rinviare la decisione finale sulla riforma, che nelle prossime settimane dovrebbe essere definitivamente approvata dai capi di stato e di governo dell’eurozona, mentre il PD sostiene che la riforma sia utile per il nostro paese e rimandarne l’approvazione sarebbe un danno per il paese.

Una delle questioni più dibattute nei giorni scorsi è stata senza dubbio quella legata alla ristrutturazione obbligatoria del debito per accedere al fondo, condizione che ha fatto infuriare in particolare, ma non solo, le opposizioni. Non sempre però la politica si esprime con grande chiarezza su quali sarebbero i vantaggi e, soprattutto, i problemi della riforma del MES.

Cosa vuol dire “ristrutturare il debito”?

Ristrutturare il debito”, in questo caso, significa modificare le condizioni a cui uno stato ha emesso il proprio debito pubblico. Può significare allungare la scadenza dei titoli di stato oppure ridurre il valore di facciata (per esempio, uno stato ha ricevuto in prestito 100 euro da restituire in 10 anni, ma si accorda con i creditori per restituire 80 euro in 15 anni). Ristrutturare il debito, quindi, è una sorta di bancarotta “soft”, raggiunta d’accordo con i propri creditori.

 

Cosa è successo in Grecia a seguito della ristrutturazione del debito

Una ristrutturazione del debito venne fatta dalla Grecia tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, quando i creditori privati del paese accettarono (sotto forti pressioni politiche) i famosi “haircut”, cioè il taglio del valore dei loro prestiti al paese. La ristrutturazione venne fatta con l’accordo dei creditori (nel senso che i creditori votarono per accettare il taglio sui titoli di stato che era stato proposto) e quindi la Grecia non venne considerata in bancarotta, ma soltanto in “selective default”: una “bancarotta su piccola scala” (una sorta di escamotage che servì a evitare una serie di conseguenze a cascata negative per tutti che sarebbero scattate in caso di default).     Sulla carta, l’idea di convincere i creditori a rinunciare a parte del loro credito non sembra avere nulla che non vada, ma in realtà le cose non sono così semplici. La ristrutturazione del debito greco, per esempio, fu un momento traumatico per il settore finanziario internazionale, poiché i grandi investitori fino a quel momento ritenevano che i titoli di stato fossero l’investimento sicuro per eccellenza e prestavano soldi ai paesi dell’eurozona a tassi di interesse molto vantaggiosi proprio perché ritenevano quegli investimenti a prova di bomba. La loro reazione al taglio fu chiedere rendimenti sempre più alti per prestare soldi a quei paesi che ritenevano a rischio, e questo portò al rialzo degli spread sul debito italiano e degli altri paesi più deboli che avvenne nel 2011 e nel 2012 (che si fermò soltanto con il famoso intervento del governatore della BCE Mario Draghi).

Cosa si prevede per l’Italia?

La ristrutturazione non è necessariamente una buona cosa per i paesi molto indebitati come l’Italia. Più è facile imporre ai creditori una ristrutturazione, più questi ultimi chiederanno interessi alti in cambio dei loro prestiti. Ed è qui che si concentrano alcune delle principali critiche alla riforma del MES. Secondo alcuni esponenti politici sopratutto della Lega, la riforma del MES introdurrebbe una clausola che rende automatica la ristrutturazione del debito: per ricevere l’aiuto del MES, sostengono, il paese in questione dovrebbe immediatamente imporre un mini-default ai suoi creditori. Anche senza essere mai invocata, dicono, la sola esistenza di questa clausola porterebbe con ogni probabilità ad un aumento dello spread per i paesi più fragili dell’eurozona, a causa dei timori da parte dei creditori di vedersi tagliati i crediti verso il paese in questione.

Cosa prevedere realmente il MES in tema di ristrutturazione del debito?

In realtà il Mes può decidere di accordare assistenza finanziaria ad un Paese in difficoltà chiedendo che una parte del debito venga ristrutturata, ma non è un automatismo. Nel corso delle trattative, questo “automatismo”, voluto da Germania e da altri Paesi del Nord Europa come strumento di disciplina fiscale per Italia, Spagna e Portogallo, è stato bocciato e quindi non è presente nella riforma.

Questo non significa che la possibilità di ristrutturare il debito pubblico dei paesi che si rivolgono al MES sia stata esclusa, anzi. La riforma ribadisce in più punti che il MES aiuterà soltanto gli stati il cui debito viene considerato sostenibile (e che hanno bisogno di aiuto per via delle turbolenze di mercato o per altri fattori contingenti) e sottolinea l’importanza del coinvolgimento del settore privato nel salvataggio degli stati membri. Ma elimina l’automatismo: il MES insieme alla Commissione Europea svolgerà una ricognizione sulla situazione del debito del paese e quindi giudicherà se questo è sostenibile o meno. La decisione sarà quindi discrezionale e, soprattutto, politica.