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Giornata Mondiale della Terra: tra etica ed economia!

Giornata Mondiale della Terra: tra etica ed economia!

Giornata mondiale della terra

Conosciuta nel mondo come Earth Day, la Giornata della Terra (21 aprile) è una data che lega ormai inscindibilmente etica ed economia.  Questo è l’evento green che coinvolge il maggior numero di persone nel mondo.

Giornata mondiale della terra: un po’ di storia

L’Istituzione della Giornata mondiale della Terra si deve a John McConnell, un attivista per la pace interessato anche all’ecologia. Egli sosteneva che gli esseri umani avessero l’obbligo di occuparsi della terra e di condividere le risorse in maniera equa. Nel 1969, durante la Conferenza dell’UNESCO , McConnell propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della Terra. La celebrazione aveva lo scopo anche di mettere in guardia tutti gli uomini sulla necessità di preservare e rinnovare gli equilibri ecologici, dai quali dipende la vita sul pianeta.

Il 22 aprile 1970, Gaylord Nelson istituisce la “Giornata della Terra – Earth Day”. Denis Hayes (il primo coordinatore dell’Earth Day) riuscì a rendere la manifestazione una realtà internazionale: dopo aver “contagiato” le città americane, Hayes fondò l’Earth Day Network arrivando a coinvolgere più di 180 nazioni.

La proclamazione della Giornata della Terra si inseriva in un contesto storico in cui si iniziava ad avere coscienza dei rischi legati allo sviluppo industriale. Nel 1969 a Santa Barbara, una fuoriuscita di greggio aveva ucciso decine di migliaia di uccelli, delfini e leoni marini. L’opinione pubblica ne fu scossa e gli attivisti iniziarono a ritenere necessaria una regolamentazione ambientale per prevenire questi disastri.

Earth Overshoot Day: cosa è?

Ogni anno consumiamo circa una volta e mezza la quantità di risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare naturalmente in un anno.
Questo dato è misurato dall’Earth Overshoot Day calcolato dalla società non-profit Global Footprint Network (GFN).

L’Overshoot Day è il giorno in cui gli esseri umani hanno consumato le risorse naturali del pianeta disponibili per un anno e iniziano ad attingere alle risorse delle future generazioni.

Il dato preoccupante è che tale data cade sempre con maggior anticipo a partire dagli anni ’70. In quegli anni per la prima volta nella storia la domanda di risorse da parte dell’umanità è aumentata oltre quanto la natura è in grado di sopportare.

Solo nel 2020 si è osservata un’inversione di tendenza: le misure adottate per contenere il coronavirus, infatti, hanno fatto cadere l’Earth Overshoot Day più tardi rispetto all’anno precedente (il 22 agosto rispetto al 29 luglio del 2019).

Tuttavia, per poter uscire dalla pandemia con un modello di crescita più sostenibile, occorre cambiare rapidamente rotta e improntare la ripresa post-COVID alla tutela dell’ambiente.

A che punto siamo oggi sul tema dei cambiamenti climatici?

USA e Cina

Il Presidente USA Joe Biden oggi e domani ospiterà 40 leader mondiali in un summit virtuale sul clima. I temi in discussione saranno le misure da adottare per ridurre le emissioni di CO2 in vista della conferenza COP26 che si terrà a Glasgow a novembre.

Emblematicamente, parteciperà al meeting anche il leader cinese Xi Jinping, nonostante le relazioni diplomatiche tra il Paese asiatico e Washington siano ancora tese. Le questioni ambientali sembrano quindi unire, piuttosto che dividere, anche se presto potrebbe scatenarsi una corsa tra USA e Cina per la leadership nella green economy.

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che gli Stati Uniti devono incrementare gli investimenti nelle energie rinnovabili per non restare indietro rispetto alla Cina. Quest’ultima, infatti, detiene quasi un terzo dei brevetti mondiali per le energie rinnovabili ed è la più grande produttrice ed esportatrice di pannelli solari, turbine eoliche, batterie e veicoli elettrici.

A dimostrazione di come il mondo sia sempre più orientato alla sostenibilità ambientale, secondo Blinken gli Stati Uniti possono pensare di vincere la competizione economica con il Paese asiatico solo assumendo la leadership nella transizione energetica.

Europa

Le istituzioni europee, intanto, hanno approvato la legge sul clima, che prevede la neutralità climatica entro il 2050 e il taglio delle emissioni entro il 2030 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. “Il nostro impegno politico per diventare il primo continente climaticamente neutro entro il 2050 è ora anche un impegno legale”, ha commentato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

Ancora più ambizioso è l’obiettivo del Regno Unito: ridurre le emissioni nocive del 78% entro il 2035, quindici anni prima del previsto.

Nel suo annuncio, il Premier Boris Johnson ha sottolineato che questa mossa avrà anche un impatto positivo sull’economia britannica, attraendo investimenti e incoraggiando l’innovazione. Questo conferma di come il tema ambientale non sia una questione solamente etica, ma anche profondamente economica.

I temi legati ai cambiamenti climatici saranno al centro delle politiche di investimento da parte dei governi di tutto il mondo. Per gli investitori, ora focalizzati su azioni o beni reali, sarà essenziale avere in portafoglio una quota di questi investimenti alternativi, legati al cambiamento climatico, alla decarbonizzazione ed alle energie alternative.