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Federal Reserve, Trump e Powell: indipendenza, tensioni politiche e impatto sui mercati

Federal Reserve, Trump e Powell: indipendenza, tensioni politiche e impatto sui mercati

Cos’è la Federal Reserve e perché la sua indipendenza è cruciale

La Federal Reserve (FED) è la banca centrale degli Stati Uniti e ha come obiettivi principali:

  • stabilità dei prezzi,
  • massima occupazione sostenibile,
  • regolazione del sistema bancario e finanziario.

L’indipendenza politica della FED è essenziale perché le decisioni di politica monetaria devono essere prese con una prospettiva economica di lungo periodo, non sulla base di pressioni elettorali o interessi di breve termine.

Trump vs Powell: cosa è accaduto

Negli ultimi mesi, Donald Trump ha intensificato le sue critiche nei confronti di Jerome Powell, presidente della FED:

  • Ha effettuato una visita inaspettata alla sede della banca centrale, gesto interpretato da molti come tentativo di mostrare un controllo politico.
  • Ha denunciato Powell per lo sforamento dei costi di ristrutturazione della sede centrale: da 1,5 miliardi di dollari previsti a circa 2,3 miliardi.

Una denuncia “populista”

Le accuse di Trump si basano su elementi deboli:

  • Non vi sono prove del coinvolgimento diretto di Powell.
  • Le scelte di spesa (riutilizzo di ascensori, assenza di una VIP room, ecc.) rientrano nelle competenze operative della FED e non del presidente stesso.
  • L’aumento dei costi può essere dovuto a fattori esterni (inflazione nei materiali, sicurezza, logistica).

Perché Trump insiste: il fattore politico ed elettorale

Trump utilizza questo attacco come leva comunicativa:

  • Cattura l’attenzione dell’elettorato, in particolare quello che percepisce la FED come parte dell’“establishment” responsabile di sprechi.
  • Mira a delegittimare Powell e a preparare il terreno per una sua eventuale sostituzione con una figura più allineata.

Impatto sui mercati: perché l’indipendenza della FED è vitale

I mercati finanziari globali non vedono di buon occhio un’ingerenza politica nella FED.
Un eventuale licenziamento di Powell o la sua “costrizione” a dimettersi avrebbe conseguenze dirette:

  • Aumento della volatilità dei mercati.
  • Perdita di fiducia internazionale nel dollaro e nei Treasury.
  • Timori su politiche monetarie guidate più da esigenze elettorali che da dati macroeconomici.

Powell è infallibile? No, e la storia lo dimostra

La FED ha commesso errori di valutazione:

  • La definizione di inflazione “transitoria” post-COVID, poi corretta in “non transitoria e persistente”, ha messo in luce i limiti delle previsioni economiche.
  • Decisioni di stimolo monetario e fiscale contemporanee hanno contribuito a un aumento dell’inflazione più alto del previsto.

Tuttavia, questi errori non giustificano un’ingerenza politica diretta: le previsioni economiche non sono mai certezze.

Il ruolo dei dazi e delle politiche commerciali di Trump

Le politiche di dazi introdotte da Trump creano incertezza per la FED:

  • I dazi aumentano i prezzi dei beni importati → spingono l’inflazione.
  • La banca centrale non può prevedere con precisione l’impatto futuro, rendendo più complessa la definizione dei tassi.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il 30 luglio è previsto il prossimo meeting del FOMC (Federal Open Market Committee):

  • Secondo FedWatch, la probabilità di un taglio dei tassi è quasi nulla.
  • Storicamente, nei 2-3 giorni precedenti a un meeting FED, l’S&P 500 mostra spesso un moderato rialzo.

Conclusione: cosa insegna il caso Trump vs Powell

Questo episodio mette in evidenza un punto cruciale:

l’indipendenza delle banche centrali è un pilastro per la stabilità economica globale.

I tentativi di interferenza politica non si limitano a un confronto personale, ma possono alterare le aspettative dei mercati, aumentare la volatilità e danneggiare la credibilità internazionale degli Stati Uniti.

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Il taglio dei tassi in America è alle porte: dove possiamo investire?

Il taglio dei tassi in America è alle porte: dove possiamo investire?

Il taglio dei tassi: le implicazioni economiche e di investimento

La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina crea incertezza sul commercio e pesa sulla crescita globale, assieme alla Brexit e al limite del debito federale americano che, ancora, non è stato fissato.

Powell, presidente della Federal Reserve, ha evidenziato i rischi e le incertezze che pesano sulle previsioni di crescita per gli Stati Uniti. Le conseguenze della trade war tra USA e Cina, infatti, hanno già penalizzato gli investimenti delle aziende, che risultano notevolmente rallentati.

Tale incertezza sul commercio ha avuto una tale ripercussione sulle maggiori economie mondiali da aver già causato un rallentamento della crescita. Questo potrebbe influire anche sull’economia americana aprendo le porte all’atteso taglio dei tassi.

L’atteggiamento della banca centrale americana

Davanti alla possibilità di un intervento espansivo, la banca centrale americana ha mostrato atteggiamenti contrastanti negli ultimi mesi:

A dicembre la Fed parlava di due rialzi dei tassi possibili nel 2019.

A gennaio si era passati a zero rialzi e tassi fermi per tutto l’anno.

Ora, Powell si prepara a tagliare i tassi e ad attuare “politiche appropriate” per sostenere l’economia della prima potenza mondiale.

Dalla riunione della Fed di maggio, al termine di un mese terribile per le borse con l’aumento dei dazi alla Cina e lo stop ai negoziati, è emerso come all’interno della Fed si sia “rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante”. Segnale chiaro sul fatto che la banca centrale statunitense possa procedere ad un taglio dei tassi di interesse nella riunione di fine luglio.

Una possibilità che la maggior parte degli analisti a Wall Street quota al 100% e che da tempo è voluta dalla Casa Bianca.

 

Ma quali sono le ripercussioni in Europa?

L’attuale scenario dei mercati, quindi, fa presagire fino a tre tagli dei tassi da parte della Fed per il 2019, il dubbio è solo relativo all’entità del taglio: 0,25% a luglio o 0,50%?

L’analisi in Europa risulta molto complessa, perchè si è verificata una situazione senza precedenti. I tassi europei, infatti, sono ai minimi storici e appare ormai evidente che la BCE abbasserà il tasso sui depositi nei prossimi mesi.
Il taglio dovrà essere accompagnato da misure volte a limitare l’impatto dei tassi negativi sul settore bancario.

Alla luce di ciò, sembra probabile che i tassi dei paesi dell’Eurozona diminuiranno ulteriormente anche se, come negli Stati Uniti, i livelli attuali scontano già gran parte delle future decisioni in campo monetario.

 

Come modificare il proprio portafoglio di investimenti?

Dato l’attuale scenario economico e le ripercussioni sull’Europa, dove possiamo investire?

Obbligazioni e titoli di stato dell’Europa periferica e dei paesi emergenti, e puntando in ambito azionario sui cosiddetti megatrend!

 

Dove investire?

In un portafoglio i titoli di Stato dei paesi “core” hanno ancora del potenziale.

In un’ottica di diversificazione, si suggerisce di investire sull’Europa periferica(l’Italia in particolare) che mantiene un potenziale di riduzione dello spread (rispetto ai tassi “core”) ed alle obbligazioni dei paesi emergenti (il cui carry rimane positivo) che dovrebbero beneficiare dei tagli dei tassi della Fed e della BCE, nonché di un probabile deprezzamento del dollaro.

A soffrire maggiormente, secondo molti analisti, sarà la valuta Usa. A causa della politica accomodante della Fed, infatti, ci si aspetta che il dollaro tenda a deprezzarsi, con la possibilità di arrivare a 1,20 per il cambio eurodollaro entro fine anno.

Per gli stessi motivi, al contrario, si dimostra positivo l’andamento dell’oro, dei Treasuries e delle obbligazioni dei Paesi Emergenti, che iniziano a scontare il primo taglio dei tassi del 2019.

 

Su quali settori?

Puntare sui megatrend, quelle macro-tendenze che hanno un forte impatto su come evolvono società, economia, cultura e business, in quanto motori del cambiamento e dell’innovazione.

In particolare, fra questi emergono titoli legati a:

Intelligenza Artificiale e implementazione del software;

– virtualizzazione dei dati sul cloud e la cybersecurity;

multinazionali del consumo, come Amazon, che racchiude in sé anche il macrotrend del commercio online;

Accanto a questi, viene confermata l’allocazione in portafoglio dei titoli meno esposti al ciclo come quelli del settore sanitario e farmaceutico.

 

E in Italia…

Dopo una eventuale mossa della Fed non è sbagliato ipotizzare un’analoga decisione da parte della BCE.

Ma quali potrebbero essere i risultati sul territorio italiano?

L’Italia, con il settore lusso (ad esempio Salvatore Ferragamo e Moncler) potrebbe vedere uno slancio.

Lo stesso si può dire anche per il settore energetico, come Saipem o Eni, molto esposti sul settore internazionale.

 

Questi alcuni suggerimenti per rendere sicuri i propri investimenti, alla luce dei cambiamenti in atto nell’economia mondiale.

 

 

Per ricevere un servizio di consulenza finanziaria studiato ad hoc, ecco i miei contatti.

Daniela Garoia – Consulente finanziario